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Io, una Fragola e il silenzio(ovvero da cosa è nato MAGGESE)
08 July 2005 @ 13:58
08 July 2005 @ 13:58
Io, una Fragola e il silenzio
Avevo una ragazza fino a pochi mesi fa. Ora non più. Ora, quando voglio farla arrabbiare, le dico che è una mia "grande amica" e citando una delle battute più famose di Fantozzi aggiungo che "la stimo moltissimo..."
Questa ragazza, che vive nella mia città, è dolce come le caramelle al miele di cui mi nutro un'ora prima di salire su un palco per cantare, è piccola come le fragoline di bosco che crescono selvatiche nei giardini, e ama gli odori e i sapori della natura come solo qualche cane da tartufo (!!) sa fare.
E' una donna, col cuore di bambina.
Fin qui nulla di strano. Quante ragazze cosi crescono in giro per il mondo?
Eppure quando la vidi per la prima volta fu per me una scoperta.
Avevo in mano un Gin Tonic, ero in piedi, circondato da amici, in un locale sui colli di Bologna, noto come "La capannina".
Ero uscito svogliato, convinto che un Gin Tonic sarebbe bastato alla mia notte come un calzone alla mozzarella potrebbe bastare ad una colazione di un 14enne... (cioè a nulla).
Facevo finta di divertirmi, chiacchierando con amici, e riflettevo sulle mode degli ultimi 5 anni di noi giovini italiani, giungendo a strambe e azzardate conclusioni...: "C'e' chi mette la camicia bianca o nera (possibilmente Gucci o Dolce&Gabbana) e c'è chi si mette la maglietta aderente a petto seminudo obbligatoriamente depilato e pompato di proteine. I primi piacciono alle ragazze che ascoltano Biagio Antonacci, i secondi a quelle che non ascoltano nulla in particolare, e che masterizzano dischi..." Insomma dicevo diverse cazzate e fesserie fra me e me quando mi compare davanti una fragola!
Una fragola!! Dico bene, perchè era proprio una fragolona grande quanto un panettone iperlievitato.
E per giunta in quell'istante tutte le luci della discoteca all'improvviso, come se fosse il compleanno di qualcuno, fecero buio. Un solo faro, il più luminoso, puntò dritto verso di lei, illuminandola fra tutte, e creando tutto intorno un rispettoso silenzio.
Io, una fragola, e il silenzio.
Lasciai perdere in fretta le mie paranoie sulle mode del nuovo millennio e mi chiesi con insistenza: "Questa fragola avrà un nome?"
Io ero vestito con un maglione di lana, che sta alla discoteca come mio padre sta alla musica trans.
Gabriele, un caro amico, faceva finta di tenere il tempo di fianco a me... gli tirai la giacca che gli stava un pò larga (anche Gabriele non si è adeguato alla svelta alla nuova moda giovanile...) e lui senza nemmeno aspettare la mia domanda ma confidando nel fatto che se c'è una cosa che ci unisce è l'incredibile passione per il gentil sesso, mi sussurrò: "Carina Patty eh?..."
Patty era una fragola vestita di rosso, con una gonna a forma di rigatone Barilla, calze rosse da quindicenne, scarpette rosse, giacchetta nera, naso perfetto, labbra morbide, pelle dorata, bionda, occhi castani, sorriso discontinuo. Insomma una fragola, come vi dicevo!
Gabriele decide di sua iniziativa di presentarmela. Appena lei si avvicina di un metro, lui prende la situazione in mano e dice "Ciao! Questo è Cesare!".
Io la guardavo con gli occhi di chi ha appena assunto 30 gocce di LSD, cioè spalancati, allucinati e terribilmente compromettenti, insomma gli occhi dai quali qualsiasi ragazza vorrebbe sfuggire a gambe levate urlando spaventata.
Ma vi giuro che io non vedevo altro che una fragola!
E pensavo, mentre stringevo la sua mano cercando la "stretta perfetta" e probabilmente ottenendo solo uno "schiacciadita allucinante", che l' amore è una grossa allucinazione dovuta ad un Gin Tonic di troppo.
Comunque non riuscii nemmeno a pronunciare bene il mio nome... in realtà non riesco mai a pronunciare bene il mio nome!
"Piacere Ciiesari" le dissi per l'emozione. Ma lei non fece una piega. E sparì fra la gente pochi istanti dopo. Mi lamentai vistosamente con Gabriele, perchè odio essere presentato, raccomandato, mi toglie naturalezza, mi sembra di stare al gioco delle coppie e non mi va!
10 minuti, non di più, e me la ritrovai nuovamente di fianco.
Eravamo in una foresta, gli uomini vestiti tutti con una lucida armatura di ferro e bronzo. Lei unica donna, intrappolata tra le spine che crescono ogni qualvolta più di cento cavalieri si ammassano intorno ad un bancone di un bar per offrire da bere a qualche fanciulla.
Tutti cercavano di salvarla, di averla, di mangiarla. Tutti le offrivano del rhum, chissà perchè, qualcuno osò persino offrirle un Bellini... Ma si può??
Io per primo capii che ella voleva solo una cosa: un bel Vodka Tonic con Lime.
Glielo allungai con gentilezza, il Vodka Tonic, e fu mia.
Allora pensai che l'Amore è un gesto carino, istintivo, e un Vodka Tonic con Lime.
La nostra prima conversazione:
C. Ciao!
P. Ciao!
C. Ti stai divertendo?
P. Si
Silenzio, mi volto, ingoio mezzo litro di Vodka Tonic, mi tocco la testa, la guardo, tengo il tempo con il piede destro, faccio finta di salutare un amico poi lei mi salva da questa situazione...
P. Cosa stai facendo?
C. Mah, sono qui con amici... (mi interrompe)
P. No, intendo nella vita...
C. Sto scrivendo! (Lo dico con l'aria da figo cercando una sigaretta che non ho)
P. Cosa?!
C. (Sto per rispondere: "il nuovo disco", con aria sempre più da figo, ma lei mi anticipa...)
P. Un Libro!!
La mia faccia assume le forme di un fenicottero...
C.No! (rido) Un disco.
P. Ah! Che beellllllooooo!
C. Eh! eh! eh! eh! eh! (scuoto la testa come per dire: "già!")
Dopodichè un tremendo silenzio durato 3 lunghi minuti in cui la mia tensione nervosa fu superiore a quella di un astronauta a 10 secondi dal lancio nello spazio... Nello stesso frangente avvertii un dolore tremendo all'altezza della vescica e cominciai a sudare freddo terrorizzato dall'accorgermi che mi scappava una pipì irrefrenabile.
Le dico la cosa peggiore, quello che nessun uomo dovrebbe mai dire a nessuna donna, quello che preannuncia un sicuro fallimento quando ti trovi in una discoteca affollata come la Economy Class di una nave dell'800: "Devo andare in bagno!"
Lei ride. Io muoio dentro. Tocco il fondo e finalmente il contatto brusco e improvviso con la figura di merda mi dà un'inaspettata impennata d'orgoglio.
La prendo per mano e attraverso coraggiosamente la pista da ballo, schivando tutte le persone che conosco, facendo finta di non sentire l'imbarazzante voce del vocalist che mi saluta al microfono, con l'unica preoccupazione di fare in modo che la mia mano non iniziasse a sudare frettolosamente.
E davanti all'entrata del bagno avviene quello che speravo da circa mezz'ora inconsapevolmente: ci dividiamo, lei nel bagno delle femmine, io in quello dei maschietti. Respiro, ero in apnea da molto tempo. Mi guardo allo specchio, prima di uscire, e la attendo davanti alla porta del bagno con lo stemma rosa.
Che situazione del cavolo, penso fra me e me. C'era una fila immensa anche nel bagno delle femmine... e la cosa non giocava a mio favore.
Dopo alcuni secondi di indecisione penso che la cosa migliore da fare sia scappare e disperdersi tra la folla, uscire in fretta dall'ingresso principale senza salutare nessuno e volare a casa, prendere tredici bustine di camomilla e buttarmi sotto le coperte dedicandomi alla lettura della Bibbia.
Ma qualcosa mi fermò da questo gesto istintivo. Fu la sua voce, che udivo dall'esterno del bagno.
"Scusate, per favore, posso passare!? C'è l'uomo della mia vita sulle scale che mi sta aspettando..."
Ci baciammo la sera stessa, (un bacio dato dopo 5 ore di inutili ma quantomai emozionanti chiacchiere al batticuore). 4 mesi di "fidanzamento", pochi, ma abbastanza intensi da unire parecchio le nostre anime, quanto basta per scambiare molto di quello che avevamo da darci in quel momento. Io le cantavo qualcosa ogni notte, prima di dormire, e lei mi lasciava una sua poesia ogni mattino sul mio tavolo di cucina, prima di andare a lavorare.
Una di queste si chiama Maggese. E iniziava cosi...
"Spargiamo i poveri resti dei nostri frutti
lasciamo le nostre anime a Maggese
verrà la pioggia, la grandine, la neve
a coprire i dubbi del nostro vivere, del nostro sapere."
Pensai: "Non ho la più pallida idea di cosa significhi!"
Ma le dissi che era bellissima...
Maggese... nacque cosi, da una poesia scritta da una fragola ad un ignorante, da una storia d'amore, da un locale sui colli bolognesi.
Una settimana dopo scrissi la canzone che dà il titolo al nuovo album.
Quando penso alla parola "Maggese" mi viene in mente una frase di una canzone di Lucio Battisti, molto nota...
"Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
un sottile dispiacere
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
dove il sole va a dormire
Domandarsi perchè quando cade la tristezza
in fondo al cuore
come la neve non fa rumore
e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte
per vedere
se poi è tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
qualcosa che
è dentro me
ma nella mente tua non c'è
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni
Uscir dalla brughiera di mattina
dove non si vede ad un passo
per ritrovar se stesso
Parlar del più e del meno con un pescatore
per ore ed ore
per non sentir che dentro qualcosa muore
E ricoprir di terra una piantina verde
sperando possa
nascere un giorno una rosa rossa..
Maggese è lo spazio e il tempo in cui si respira, e si scopre che il modo giusto di respirare è quello in cui la cassa toracica lascia il posto ai polmoni di gonfiarsi e far entrare ossigeno puro.
E non il contrario.
Maggese è lo spazio e il tempo in cui non c'è nessuna moda che domina i nostri pensieri, dove nessun Vodka Tonic ha più valore di un colore.
Maggese siamo noi. Per quello che siamo. Anche se lo siamo un istante solo, prima di ripartire e riconfonderci di nuovo.
Ce
Questa ragazza, che vive nella mia città, è dolce come le caramelle al miele di cui mi nutro un'ora prima di salire su un palco per cantare, è piccola come le fragoline di bosco che crescono selvatiche nei giardini, e ama gli odori e i sapori della natura come solo qualche cane da tartufo (!!) sa fare.
E' una donna, col cuore di bambina.
Fin qui nulla di strano. Quante ragazze cosi crescono in giro per il mondo?
Eppure quando la vidi per la prima volta fu per me una scoperta.
Avevo in mano un Gin Tonic, ero in piedi, circondato da amici, in un locale sui colli di Bologna, noto come "La capannina".
Ero uscito svogliato, convinto che un Gin Tonic sarebbe bastato alla mia notte come un calzone alla mozzarella potrebbe bastare ad una colazione di un 14enne... (cioè a nulla).
Facevo finta di divertirmi, chiacchierando con amici, e riflettevo sulle mode degli ultimi 5 anni di noi giovini italiani, giungendo a strambe e azzardate conclusioni...: "C'e' chi mette la camicia bianca o nera (possibilmente Gucci o Dolce&Gabbana) e c'è chi si mette la maglietta aderente a petto seminudo obbligatoriamente depilato e pompato di proteine. I primi piacciono alle ragazze che ascoltano Biagio Antonacci, i secondi a quelle che non ascoltano nulla in particolare, e che masterizzano dischi..." Insomma dicevo diverse cazzate e fesserie fra me e me quando mi compare davanti una fragola!
Una fragola!! Dico bene, perchè era proprio una fragolona grande quanto un panettone iperlievitato.
E per giunta in quell'istante tutte le luci della discoteca all'improvviso, come se fosse il compleanno di qualcuno, fecero buio. Un solo faro, il più luminoso, puntò dritto verso di lei, illuminandola fra tutte, e creando tutto intorno un rispettoso silenzio.
Io, una fragola, e il silenzio.
Lasciai perdere in fretta le mie paranoie sulle mode del nuovo millennio e mi chiesi con insistenza: "Questa fragola avrà un nome?"
Io ero vestito con un maglione di lana, che sta alla discoteca come mio padre sta alla musica trans.
Gabriele, un caro amico, faceva finta di tenere il tempo di fianco a me... gli tirai la giacca che gli stava un pò larga (anche Gabriele non si è adeguato alla svelta alla nuova moda giovanile...) e lui senza nemmeno aspettare la mia domanda ma confidando nel fatto che se c'è una cosa che ci unisce è l'incredibile passione per il gentil sesso, mi sussurrò: "Carina Patty eh?..."
Patty era una fragola vestita di rosso, con una gonna a forma di rigatone Barilla, calze rosse da quindicenne, scarpette rosse, giacchetta nera, naso perfetto, labbra morbide, pelle dorata, bionda, occhi castani, sorriso discontinuo. Insomma una fragola, come vi dicevo!
Gabriele decide di sua iniziativa di presentarmela. Appena lei si avvicina di un metro, lui prende la situazione in mano e dice "Ciao! Questo è Cesare!".
Io la guardavo con gli occhi di chi ha appena assunto 30 gocce di LSD, cioè spalancati, allucinati e terribilmente compromettenti, insomma gli occhi dai quali qualsiasi ragazza vorrebbe sfuggire a gambe levate urlando spaventata.
Ma vi giuro che io non vedevo altro che una fragola!
E pensavo, mentre stringevo la sua mano cercando la "stretta perfetta" e probabilmente ottenendo solo uno "schiacciadita allucinante", che l' amore è una grossa allucinazione dovuta ad un Gin Tonic di troppo.
Comunque non riuscii nemmeno a pronunciare bene il mio nome... in realtà non riesco mai a pronunciare bene il mio nome!
"Piacere Ciiesari" le dissi per l'emozione. Ma lei non fece una piega. E sparì fra la gente pochi istanti dopo. Mi lamentai vistosamente con Gabriele, perchè odio essere presentato, raccomandato, mi toglie naturalezza, mi sembra di stare al gioco delle coppie e non mi va!
10 minuti, non di più, e me la ritrovai nuovamente di fianco.
Eravamo in una foresta, gli uomini vestiti tutti con una lucida armatura di ferro e bronzo. Lei unica donna, intrappolata tra le spine che crescono ogni qualvolta più di cento cavalieri si ammassano intorno ad un bancone di un bar per offrire da bere a qualche fanciulla.
Tutti cercavano di salvarla, di averla, di mangiarla. Tutti le offrivano del rhum, chissà perchè, qualcuno osò persino offrirle un Bellini... Ma si può??
Io per primo capii che ella voleva solo una cosa: un bel Vodka Tonic con Lime.
Glielo allungai con gentilezza, il Vodka Tonic, e fu mia.
Allora pensai che l'Amore è un gesto carino, istintivo, e un Vodka Tonic con Lime.
La nostra prima conversazione:
C. Ciao!
P. Ciao!
C. Ti stai divertendo?
P. Si
Silenzio, mi volto, ingoio mezzo litro di Vodka Tonic, mi tocco la testa, la guardo, tengo il tempo con il piede destro, faccio finta di salutare un amico poi lei mi salva da questa situazione...
P. Cosa stai facendo?
C. Mah, sono qui con amici... (mi interrompe)
P. No, intendo nella vita...
C. Sto scrivendo! (Lo dico con l'aria da figo cercando una sigaretta che non ho)
P. Cosa?!
C. (Sto per rispondere: "il nuovo disco", con aria sempre più da figo, ma lei mi anticipa...)
P. Un Libro!!
La mia faccia assume le forme di un fenicottero...
C.No! (rido) Un disco.
P. Ah! Che beellllllooooo!
C. Eh! eh! eh! eh! eh! (scuoto la testa come per dire: "già!")
Dopodichè un tremendo silenzio durato 3 lunghi minuti in cui la mia tensione nervosa fu superiore a quella di un astronauta a 10 secondi dal lancio nello spazio... Nello stesso frangente avvertii un dolore tremendo all'altezza della vescica e cominciai a sudare freddo terrorizzato dall'accorgermi che mi scappava una pipì irrefrenabile.
Le dico la cosa peggiore, quello che nessun uomo dovrebbe mai dire a nessuna donna, quello che preannuncia un sicuro fallimento quando ti trovi in una discoteca affollata come la Economy Class di una nave dell'800: "Devo andare in bagno!"
Lei ride. Io muoio dentro. Tocco il fondo e finalmente il contatto brusco e improvviso con la figura di merda mi dà un'inaspettata impennata d'orgoglio.
La prendo per mano e attraverso coraggiosamente la pista da ballo, schivando tutte le persone che conosco, facendo finta di non sentire l'imbarazzante voce del vocalist che mi saluta al microfono, con l'unica preoccupazione di fare in modo che la mia mano non iniziasse a sudare frettolosamente.
E davanti all'entrata del bagno avviene quello che speravo da circa mezz'ora inconsapevolmente: ci dividiamo, lei nel bagno delle femmine, io in quello dei maschietti. Respiro, ero in apnea da molto tempo. Mi guardo allo specchio, prima di uscire, e la attendo davanti alla porta del bagno con lo stemma rosa.
Che situazione del cavolo, penso fra me e me. C'era una fila immensa anche nel bagno delle femmine... e la cosa non giocava a mio favore.
Dopo alcuni secondi di indecisione penso che la cosa migliore da fare sia scappare e disperdersi tra la folla, uscire in fretta dall'ingresso principale senza salutare nessuno e volare a casa, prendere tredici bustine di camomilla e buttarmi sotto le coperte dedicandomi alla lettura della Bibbia.
Ma qualcosa mi fermò da questo gesto istintivo. Fu la sua voce, che udivo dall'esterno del bagno.
"Scusate, per favore, posso passare!? C'è l'uomo della mia vita sulle scale che mi sta aspettando..."
Ci baciammo la sera stessa, (un bacio dato dopo 5 ore di inutili ma quantomai emozionanti chiacchiere al batticuore). 4 mesi di "fidanzamento", pochi, ma abbastanza intensi da unire parecchio le nostre anime, quanto basta per scambiare molto di quello che avevamo da darci in quel momento. Io le cantavo qualcosa ogni notte, prima di dormire, e lei mi lasciava una sua poesia ogni mattino sul mio tavolo di cucina, prima di andare a lavorare.
Una di queste si chiama Maggese. E iniziava cosi...
"Spargiamo i poveri resti dei nostri frutti
lasciamo le nostre anime a Maggese
verrà la pioggia, la grandine, la neve
a coprire i dubbi del nostro vivere, del nostro sapere."
Pensai: "Non ho la più pallida idea di cosa significhi!"
Ma le dissi che era bellissima...
Maggese... nacque cosi, da una poesia scritta da una fragola ad un ignorante, da una storia d'amore, da un locale sui colli bolognesi.
Una settimana dopo scrissi la canzone che dà il titolo al nuovo album.
Quando penso alla parola "Maggese" mi viene in mente una frase di una canzone di Lucio Battisti, molto nota...
"Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
un sottile dispiacere
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
dove il sole va a dormire
Domandarsi perchè quando cade la tristezza
in fondo al cuore
come la neve non fa rumore
e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte
per vedere
se poi è tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
qualcosa che
è dentro me
ma nella mente tua non c'è
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni
Uscir dalla brughiera di mattina
dove non si vede ad un passo
per ritrovar se stesso
Parlar del più e del meno con un pescatore
per ore ed ore
per non sentir che dentro qualcosa muore
E ricoprir di terra una piantina verde
sperando possa
nascere un giorno una rosa rossa..
Maggese è lo spazio e il tempo in cui si respira, e si scopre che il modo giusto di respirare è quello in cui la cassa toracica lascia il posto ai polmoni di gonfiarsi e far entrare ossigeno puro.
E non il contrario.
Maggese è lo spazio e il tempo in cui non c'è nessuna moda che domina i nostri pensieri, dove nessun Vodka Tonic ha più valore di un colore.
Maggese siamo noi. Per quello che siamo. Anche se lo siamo un istante solo, prima di ripartire e riconfonderci di nuovo.
Ce
