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Fan


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Festivalbar
04 June 2006 @ 19:36

Festivalbar

Me ne sto qui sdraiato per terra, nella 414 dell'Hotel Santa Lucia di Napoli, sfumacchiando con calma (apparente) le mie sigarette, in attesa che venga sera e si riempia di teste calde una piazza immensa come quella che ospita il Festivalbar 2006.

In 26 anni di vita è la sesta volta che vi partecipo. Ma non è mai la stessa storia.
Ogni canzone ha un suo perchè.

Dalla mia finestra si vede il mare, meraviglioso compagno di vacanze e di tour.
Tra l'ingresso dell'hotel ed il mare una strada trafficata da macchine in coda, immobili da stamattina. Immobili ma ululanti.
Napoli la mattina gioca a calcio per le strade, e mentre bevi un caffè il sole ti bacia spesso e volentieri, ed ogni bacio è un "accappatoio con le ciabatte in tasca". Il sole di Napoli lo baci cosi, ad occhi chiusi.

Ballo ieri sera si è dimenticato il numero della sua stanza ed è rimasto in camera mia un'oretta in più.
Io, Ballo e il Duka fino alle 5, senza un perchè.

Il palco.
Il palco è grande. E' bellissimo. E tutti nei sogni vi nuotano dentro, e tutti ci cantano sopra. E stasera mezzo milione di persone sarà li sotto a guardarlo.
Chissà quanti da casa.
Per fortuna si canta dal vivo.

Ogni artista ha una sua camera, e l'hotel, per la gioia delle cameriere che lo tengono ordinato e pulito, è stracolmo di "celebrità" di vario genere.
Ho visto Dario Fo stamattina.
Deduco non sia qui per salire su quel palco.

Ieri sera ho conosciuto Ivano Fossati.
Chissà come sarò io fra ventisei anni. Di sicuro non canterò più "50 special": già ora inizio a provare un leggero imbarazzo, e se i Lùnapop sono ormai un vago ricordo per me oggi, figuriamoci lassù...

Ma fra ventisei anni la musica italiana esisterà ancora?

Fra ventisei sarò in una camera di un hotel in attesa di salire sul palco del Festivalbar 2032?

La SIAE avrà iniziato a tutelare gli artisti ed i giovani autori o ancora sarà un pretesto per garantire a quei cinque illustri colleghi i soldi della pensione?

Non so...
Ieri il Duka mi ha detto che il chitarrista di Nek (ragazzo semplice e simpatico) è il famoso Mirco di "Kiss Me Licia", telefilm pomeridiano col quale abbiamo condiviso alcuni pomeriggi in casa da piccoli, dopo i compiti.

Non so se sia vero... lo spero. Nel caso devo fare una foto e regalarla ad una mia nostalgica amica.

La musica sta attraversando uno strano periodo.
C'era un tempo in cui chi comprava dischi dei Rolling Stones andava a fare a botte con i Dark fuori dai locali.
Era un tempo di ingenuità? Sorretto forse da ideologie, da falsi principi? Boh... probabilmente era un tempo di SCELTE. E di coraggio.

Guardo la Tv soprattutto in queste occasioni, nelle lunghe attese prima di un evento o di un concerto. Me ne sto in camera aggirandomi tra la Rai e Canale 5, poi disperato mi tuffo in una vasca da bagno bollente per punirmi.
Davvero la De Filippi ha stancato.
Non solo lei, "madre virtuale" di una massa di piccoli eroi, ma gli stessi giovani anellati e depilati che sognano un posto tra le fila di cavalli del pappone Lele Mora. "Mo andate ben a quel paese!", voi e la vostra gioventù. Voi e i vostri reality. Voi e la vostra parola. Voi e le vostre fasulle storie d'amore.

E se lo dico io che ho fatto foto in posa coi capelli tinti di rosso, un motivo ci sarà... ah! Ma va a quel paese anche te Celestino.

Ci vediamo fuori dal locale stasera? A mani nude? Non serviranno a niente i vostri muscoli. Ve li faccio ricrescere io i peli sul petto. Non sapete neanche fumare una paglia come si deve.

Dieci anni fa, uno che ci ha messo dieci anni a farsi le ossa, e di sputi e sentenze ne ha sentite quanto basta, cantava: "I giovani hanno i capelli lunghi, e le basette come cespugli". Magari!

Poi vengo preso dallo sconforto, e penso al meraviglioso palco di stasera.
Non serve che ci si incontri con le lame fuori dal locale. Non ho mai amato distruggere, nè con la testa, nè con la violenza.

Basta rimanere svegli, essere, scegliere, non adeguarsi.
Guardami il petto, se non ci credi, guardami gli occhi, se non ci vedi.


LE TUE PAROLE FANNO MALE

Le tue parole fanno male,
sono pungenti come spine,
sono taglienti come lame affilate
e messe in bocca alle bambine,
possono far male, possono ferire, farmi ragionare sì.
ma non capire, non capire!
Le tue ragioni fanno male,
come sei brava tu a colpire!
Quante parole sai trovare, mentre io non so che dire...
Le tue parole sono mine,
le sento esplodere in cortile,
al posto delle margherite, ora
ci sono cariche esplosive!
Due lunghe e romantiche vite divise...
...da queste rime.
Le tue labbra stanno male, lo so,
non hanno labbra da mangiare,
oh ma la fame d'amore la si può
curare, dannazione! Con le parole,
sì, che fanno male, fanno sanguinare,
ma non morire!
Ah!Le tue parole sono mine,
le sento esplodere in cortile,
al posto delle margherite, ora
ci sono cariche esplosive!
Due lunghe e romantiche vite
due lunghe e romantiche vite!
Due lunghe e romantiche vite divise...
... dalle parole!