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Fan
04 June 2006 @ 19:31
Fan
La parola "fan" non mi ha mai convinto fino in fondo, tanto è vero che ogni volta che mi trovo coinvolto in un dialogo al cui centro c'è la musica, io che sono stato e sono tuttora innamoratissimo del carisma di Freddie Mercury, faccio fatica a identificarmi in quella parola.
Non ho davvero la più pallida idea del suo significato, ma presumo sia un modo spiccio per dire "fanatico"... o forse mi sbaglio.
Nonostante questo ho imparato molto presto a comprendere come nel mondo della musica leggera l'immagine ed il comportamento di un artista sia molto importante. Cosi, come farebbe un medico con un paziente, ho sempre cercato di assecondare il più possibile le persone che seguono la nostra musica, o quelle che dimostrano affetto o legame con il nostro operato, senza stare a badare se fossero "fan" o meno.
Firmare un autografo ad un ammiratore della nostra musica (dico nostra perchè ci metto volentieri in mezzo Ballo che mai mi ha abbandonato nei miei sogni, e Walter che ha fatto dei miei i suoi), in fondo è sempre stato un mio desiderio da adolescente, però non mi sono mai sentito un fan di qualcuno, se non della musica.
Anche nel periodo in cui ero più affascinato dai Queen, il periodo per intenderci in cui tutti i miei amichetti di scuola ascoltavano i Nirvana, io me ne stavo con Gabriele e Lollo a guardare "Live at Wembley '86", ma non tanto perchè fossi cieco di fronte al resto... quanto più perchè vedevo in Freddie e soci una via di fuga dalla realtà, la stessa via di fuga che intravvedevo nei miei studi pianistici, ma non molto distanti dalle partite di pallone la domenica, dai giri in Vespa sui colli, o dalle poesie che scrivevo per Maggie, compagna di classe della quale ero profondamente innamorato ("Cara Maggie" non è altro che la prima poesia che scrissi per lei).
Avere la possibilità di fare dischi mi ha catapultato in un cinema nel quale lo schermo è la tua vita e gli spettatori non sanno che fra loro ci sei anche tu, quindi diciamo che il rapporto col pubblico, in certi casi, è difficile.
Io non sono il Luca Carboni che si isola (e fa bene), si nasconde, si protegge. Sono troppo giovane. Sono più simile al Vasco che negli anni '80 si buttava nella mischia, anche e non solo, per raccontare tramite le sue canzoni la sua vera vita.
La mia non è cosi spericolata, ed io non sono Vasco, ma ho sempre dato priorità alla mia esistenza come persona, e mi si può incontrare in un bar a bere un caffè come chiunque altro, in pizzeria il sabato sera ad una cena di ex compagni di classe vestiti esattamente come 10 anni prima, o in discoteca mentre ballo con la mia ragazza, o al cinema che mi straffogo di popcorn, o per strada alle 5 di mattina che mastico un kebab indigeribile, o chiuso in studio a scrivere per 2 settimane di fila.
Insomma quel che voglio dire è che un mucchio di gente pensa con la mia testa, si fa degli immensi viaggi mentali sul come posso vivere, sul cosa posso fare, sul cosa posso pensare, sul cosa posso provare, ma poi la verità è che io sono quello che a queste cose pensa meno, perchè in quel cinema io sono tra il pubblico, non nello schermo.
Perchè la verità (che è quello che spero vi interessi maggiormente) è che si può essere artisti in tante maniere.
Si possono dire un mucchio di balle al pubblico. Raccontarsi per quello che non si è, cercando di creare intorno a sè un mito, un'immagine fatta di suggestive convinzioni.
E questa signori è la regola. Che vi piaccia o no.
Di "veri" ce n'è pochi. Poi ognuno è libero di pensare quel che vuole.
Ci sono cantanti che sono più imprenditori che altro, ed io li rispetto, sebbene io sia esattamente il contrario.
Oppure si può essere sè stessi. E questa strada è ben più difficile. Tant'è vero che la maggiorparte dei cantanti che "la raccontano" sono partiti con ottime intenzioni ma, una volta capito che aria tira addosso ai sinceri ed ai buoni, hanno cambiato strada e ora sono molto più felici.
Per quel che mi riguarda non do alcuna importanza a quello che si può pensare di me come persona. Mi interessa solo cosa ne pensa mio padre. E mio padre ed io abbiamo un bel rapporto.
Mio padre ama la mia musica, ma quel che pensa dei miei dischi, a me non interessa nulla.
Mi interessa invece che se faccio un concerto o un disco questo porti molto a voi, al pubblico, perchè sul palco, come in un disco, io e voi giochiamo insieme. E' come se vi chiedessi di ballare.
Battisti, che io considero uno dei più grandi, se non il più grande compositore di musica leggera mai esistito, aveva un rapporto simile coi fan: ciò che gli sembrava superfluo o superficiale non gli interessava e lo diceva con sincerità.
Tutte le critiche che gli sono state rivolte per questo motivo sono state aria fritta, perchè quello che rimane è la sua arte nello scrivere musica.
Persino la politica rimane meno radicata nella storia delle persone rispetto alle canzoni, alle melodie.
E' una questione di scelte.
Il rapporto che voglio instaurare con il pubblico - che è libero - è paritario.
E anche se so bene che non lo sarà mai, voglio pensare che lo sia, e voglio comportarmi come se lo fosse.
Perchè quello che poi resta, nella testa delle persone, cosi come nella storia, sono le canzoni, non gli autografi, le parole, le fotografie.
So bene che tra le persone che ci seguono ci sono più di tre generazioni, di cultura ed età differenti.
E questo mi rende felice. Molto più di quello che possiate immaginare. E so bene che accontentare tutti non è possibile.
Io non ho un pubblico di un certo tipo. Ho un pubblico molto vario, cosi come è varia la mia personalità, che passa da una notte di turbolenze sentimentali ad una serata tranquilla e immersa nella lettura, da una canzone dei Queen a una di Gaber, da una poesia per bambini ad una di Pasolini, da una presunzione illogica ad una coscienza di sè matura, da una canzone come "Sardegna" ad una come "Ancora un pò", da un tour teatrale al cui centro c'è la parola, ad un tour elettrico al cui centro c'è la fisicità..
Perchè possano convivere questi due lati della stessa medaglia devo essere per forza sincero. E sincero, non pensiate il contrario, vuol dire fare il doppio della fatica. Ma la faccio volentieri, se essere "fan" vuol dire essere abbastanza generosi da capirlo.
Se essere fan vuol dire "essere schiavi di una moda finchè dura" la cosa non mi interessa, perchè essere artisti sinceri non è mai di moda.
Non ho davvero la più pallida idea del suo significato, ma presumo sia un modo spiccio per dire "fanatico"... o forse mi sbaglio.
Nonostante questo ho imparato molto presto a comprendere come nel mondo della musica leggera l'immagine ed il comportamento di un artista sia molto importante. Cosi, come farebbe un medico con un paziente, ho sempre cercato di assecondare il più possibile le persone che seguono la nostra musica, o quelle che dimostrano affetto o legame con il nostro operato, senza stare a badare se fossero "fan" o meno.
Firmare un autografo ad un ammiratore della nostra musica (dico nostra perchè ci metto volentieri in mezzo Ballo che mai mi ha abbandonato nei miei sogni, e Walter che ha fatto dei miei i suoi), in fondo è sempre stato un mio desiderio da adolescente, però non mi sono mai sentito un fan di qualcuno, se non della musica.
Anche nel periodo in cui ero più affascinato dai Queen, il periodo per intenderci in cui tutti i miei amichetti di scuola ascoltavano i Nirvana, io me ne stavo con Gabriele e Lollo a guardare "Live at Wembley '86", ma non tanto perchè fossi cieco di fronte al resto... quanto più perchè vedevo in Freddie e soci una via di fuga dalla realtà, la stessa via di fuga che intravvedevo nei miei studi pianistici, ma non molto distanti dalle partite di pallone la domenica, dai giri in Vespa sui colli, o dalle poesie che scrivevo per Maggie, compagna di classe della quale ero profondamente innamorato ("Cara Maggie" non è altro che la prima poesia che scrissi per lei).
Avere la possibilità di fare dischi mi ha catapultato in un cinema nel quale lo schermo è la tua vita e gli spettatori non sanno che fra loro ci sei anche tu, quindi diciamo che il rapporto col pubblico, in certi casi, è difficile.
Io non sono il Luca Carboni che si isola (e fa bene), si nasconde, si protegge. Sono troppo giovane. Sono più simile al Vasco che negli anni '80 si buttava nella mischia, anche e non solo, per raccontare tramite le sue canzoni la sua vera vita.
La mia non è cosi spericolata, ed io non sono Vasco, ma ho sempre dato priorità alla mia esistenza come persona, e mi si può incontrare in un bar a bere un caffè come chiunque altro, in pizzeria il sabato sera ad una cena di ex compagni di classe vestiti esattamente come 10 anni prima, o in discoteca mentre ballo con la mia ragazza, o al cinema che mi straffogo di popcorn, o per strada alle 5 di mattina che mastico un kebab indigeribile, o chiuso in studio a scrivere per 2 settimane di fila.
Insomma quel che voglio dire è che un mucchio di gente pensa con la mia testa, si fa degli immensi viaggi mentali sul come posso vivere, sul cosa posso fare, sul cosa posso pensare, sul cosa posso provare, ma poi la verità è che io sono quello che a queste cose pensa meno, perchè in quel cinema io sono tra il pubblico, non nello schermo.
Perchè la verità (che è quello che spero vi interessi maggiormente) è che si può essere artisti in tante maniere.
Si possono dire un mucchio di balle al pubblico. Raccontarsi per quello che non si è, cercando di creare intorno a sè un mito, un'immagine fatta di suggestive convinzioni.
E questa signori è la regola. Che vi piaccia o no.
Di "veri" ce n'è pochi. Poi ognuno è libero di pensare quel che vuole.
Ci sono cantanti che sono più imprenditori che altro, ed io li rispetto, sebbene io sia esattamente il contrario.
Oppure si può essere sè stessi. E questa strada è ben più difficile. Tant'è vero che la maggiorparte dei cantanti che "la raccontano" sono partiti con ottime intenzioni ma, una volta capito che aria tira addosso ai sinceri ed ai buoni, hanno cambiato strada e ora sono molto più felici.
Per quel che mi riguarda non do alcuna importanza a quello che si può pensare di me come persona. Mi interessa solo cosa ne pensa mio padre. E mio padre ed io abbiamo un bel rapporto.
Mio padre ama la mia musica, ma quel che pensa dei miei dischi, a me non interessa nulla.
Mi interessa invece che se faccio un concerto o un disco questo porti molto a voi, al pubblico, perchè sul palco, come in un disco, io e voi giochiamo insieme. E' come se vi chiedessi di ballare.
Battisti, che io considero uno dei più grandi, se non il più grande compositore di musica leggera mai esistito, aveva un rapporto simile coi fan: ciò che gli sembrava superfluo o superficiale non gli interessava e lo diceva con sincerità.
Tutte le critiche che gli sono state rivolte per questo motivo sono state aria fritta, perchè quello che rimane è la sua arte nello scrivere musica.
Persino la politica rimane meno radicata nella storia delle persone rispetto alle canzoni, alle melodie.
E' una questione di scelte.
Il rapporto che voglio instaurare con il pubblico - che è libero - è paritario.
E anche se so bene che non lo sarà mai, voglio pensare che lo sia, e voglio comportarmi come se lo fosse.
Perchè quello che poi resta, nella testa delle persone, cosi come nella storia, sono le canzoni, non gli autografi, le parole, le fotografie.
So bene che tra le persone che ci seguono ci sono più di tre generazioni, di cultura ed età differenti.
E questo mi rende felice. Molto più di quello che possiate immaginare. E so bene che accontentare tutti non è possibile.
Io non ho un pubblico di un certo tipo. Ho un pubblico molto vario, cosi come è varia la mia personalità, che passa da una notte di turbolenze sentimentali ad una serata tranquilla e immersa nella lettura, da una canzone dei Queen a una di Gaber, da una poesia per bambini ad una di Pasolini, da una presunzione illogica ad una coscienza di sè matura, da una canzone come "Sardegna" ad una come "Ancora un pò", da un tour teatrale al cui centro c'è la parola, ad un tour elettrico al cui centro c'è la fisicità..
Perchè possano convivere questi due lati della stessa medaglia devo essere per forza sincero. E sincero, non pensiate il contrario, vuol dire fare il doppio della fatica. Ma la faccio volentieri, se essere "fan" vuol dire essere abbastanza generosi da capirlo.
Se essere fan vuol dire "essere schiavi di una moda finchè dura" la cosa non mi interessa, perchè essere artisti sinceri non è mai di moda.
