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Un giorno di Luglio, a Milano, in hotel
20 July 2006 @ 20:30
Un giorno di Luglio, a Milano, in hotel
Milano.
E' mattina, più o meno per tutti. Per me lo è del tutto.
Sveglio da poco mi aggiro furtivo per la hall di un hotel orrendamente lussuoso che ho già visto milioni di volte e che milioni di volte mi ha accolto, ma il cui spazio e le cui forme mi interessano sempre cosi poco che ancora non so niente di "lui".
Quali sono i materiali utilizzati? E come è fatta la sala colazioni? Bah! E chi lo sa. E poi chi se ne importa.
Milano è molto triste vista da un hotel. Eppure sono sempre gli hotel ad accogliermi. E se vivi per settimane o mesi in hotel ti accorgi che alla lunga la tua casa diventa a poco a poco sempre più importante.
Comunque sia, incubi stanotte. Non so perchè. Non è da me. Robetta comunque.
Mi capita spesso di sognare il palco e le luci. A volte sogno donne bellissime, in case bellissime. A volte sogno la mia mamma che è sempre lontana. A volte sogno melodie che dimentico sempre. Ho scritto più di una canzone nei sogni e mai me la sono ricordata al risveglio. O magari invece penso di non ricordarmela ma è la prossima che scriverò. A volte piango amaramente nei sogni. A volte rido di gusto.
Ma stanotte strani incubi. Sarà che non sono andato a letto ubriaco. Il che destabilizza il mio sistema nervoso centrale, abituato a spegnersi con "l'aiuto". E' un caro amico il mio sistema nervoso centrale, che io simpaticamente chiamo S.N.C.
Il mio S.N.C. è ambiguo con me. Non si comporta mai come vorrei io. Il che è un bene per me. Lui è perfetto. Al punto che quando gli chiedo una canzone fa finta di non ascoltarmi, ma poi senza preavviso me la dona. Il mio S.N.C. mi protegge, sebbene io lo ringrazi fumando 30 sigarette al dì, bevendo ad orari assolutamente illogici, confezionando una serie di ore piccole che neanche un chirurgo riuscirebbe a fare di meglio. Eppure funziona.
Funziona che è una meraviglia. E va migliorando. Il mio equilibrio infatti, raggiunto da poco, lo mette più a suo agio.
Matteo "Hamas", Ballo, Andrea Morelli, e Bruno's, sono a pranzo qui all'angolo. Ma io mi annoio a star seduto. Sono come i bambini che la domenica si alzano dopo il primo piatto e vanno a giocare nel parcheggio del ristorante, mentre gli adulti parlano di politica e stronzate da ubriachi. Io non ho fame.
Appena sveglio DOVEVO assolutamente cibarmi di due uova alla "cock" (bello, scritto cosi!!).
Cosi chiamo il RoomService, detto anche RhumService (dalle 23 in poi), e dico: "Buongiorno, vorrei un caffè e due uova".
Ma niente. La signorina (credo fosse russa) non capiva cosa volesse dire la parola "uova", al che spazientito la saluto e le chiedo se un giorno magari quando trova il tempo...
Intanto mi è passata la fame.
Mi volto verso una amica che ha dormito con me. Lei è calda. Bollente. Il suo calore riscalda la mia gola, e placa la mia ansia. La solitudine è sempre in agguato quando il RoomService non parla la tua lingua ma sei nel tuo paese... Tu pensa che mi sento solo anche ora che la luce splende, l'estate è in piena, ma un mucchio di "sacchi di riso", allegri come non mai, si aggirano ciondolando per la hall. (N.B. I "sacchi di riso" sono i giapponesi che invadono Milano d'estate).
"Sacchi di riso". Carino questo termine. Lo ha inventato Claudio. Non è offensivo. E' una specie di irreale vezzeggiativo per descriverli.
Noi siamo "Pizze Margherita Ambulanti per il Mondo" e loro sono "Sacchi di Riso".
Voglia di fumare e kilometri da fare. Fra poco partiamo: direzione Mediaset, "Top of the Pops".
Poi A1 direzione Bologna. Compleanno di un amico.
Poi si riparte col tour, che mi sta donando tanta di quella gioia vera, della quale ho le tasche piene e mi sento ricco, ricchissimo di quei soldi con cui non compri niente, perchè non esistono. Ma con i quali ti compri un posto in paradiso.
Scappo. Sono arrivati tutti di fretta. E si ricomincia!!
Ciao
E' mattina, più o meno per tutti. Per me lo è del tutto.
Sveglio da poco mi aggiro furtivo per la hall di un hotel orrendamente lussuoso che ho già visto milioni di volte e che milioni di volte mi ha accolto, ma il cui spazio e le cui forme mi interessano sempre cosi poco che ancora non so niente di "lui".
Quali sono i materiali utilizzati? E come è fatta la sala colazioni? Bah! E chi lo sa. E poi chi se ne importa.
Milano è molto triste vista da un hotel. Eppure sono sempre gli hotel ad accogliermi. E se vivi per settimane o mesi in hotel ti accorgi che alla lunga la tua casa diventa a poco a poco sempre più importante.
Comunque sia, incubi stanotte. Non so perchè. Non è da me. Robetta comunque.
Mi capita spesso di sognare il palco e le luci. A volte sogno donne bellissime, in case bellissime. A volte sogno la mia mamma che è sempre lontana. A volte sogno melodie che dimentico sempre. Ho scritto più di una canzone nei sogni e mai me la sono ricordata al risveglio. O magari invece penso di non ricordarmela ma è la prossima che scriverò. A volte piango amaramente nei sogni. A volte rido di gusto.
Ma stanotte strani incubi. Sarà che non sono andato a letto ubriaco. Il che destabilizza il mio sistema nervoso centrale, abituato a spegnersi con "l'aiuto". E' un caro amico il mio sistema nervoso centrale, che io simpaticamente chiamo S.N.C.
Il mio S.N.C. è ambiguo con me. Non si comporta mai come vorrei io. Il che è un bene per me. Lui è perfetto. Al punto che quando gli chiedo una canzone fa finta di non ascoltarmi, ma poi senza preavviso me la dona. Il mio S.N.C. mi protegge, sebbene io lo ringrazi fumando 30 sigarette al dì, bevendo ad orari assolutamente illogici, confezionando una serie di ore piccole che neanche un chirurgo riuscirebbe a fare di meglio. Eppure funziona.
Funziona che è una meraviglia. E va migliorando. Il mio equilibrio infatti, raggiunto da poco, lo mette più a suo agio.
Matteo "Hamas", Ballo, Andrea Morelli, e Bruno's, sono a pranzo qui all'angolo. Ma io mi annoio a star seduto. Sono come i bambini che la domenica si alzano dopo il primo piatto e vanno a giocare nel parcheggio del ristorante, mentre gli adulti parlano di politica e stronzate da ubriachi. Io non ho fame.
Appena sveglio DOVEVO assolutamente cibarmi di due uova alla "cock" (bello, scritto cosi!!).
Cosi chiamo il RoomService, detto anche RhumService (dalle 23 in poi), e dico: "Buongiorno, vorrei un caffè e due uova".
Ma niente. La signorina (credo fosse russa) non capiva cosa volesse dire la parola "uova", al che spazientito la saluto e le chiedo se un giorno magari quando trova il tempo...
Intanto mi è passata la fame.
Mi volto verso una amica che ha dormito con me. Lei è calda. Bollente. Il suo calore riscalda la mia gola, e placa la mia ansia. La solitudine è sempre in agguato quando il RoomService non parla la tua lingua ma sei nel tuo paese... Tu pensa che mi sento solo anche ora che la luce splende, l'estate è in piena, ma un mucchio di "sacchi di riso", allegri come non mai, si aggirano ciondolando per la hall. (N.B. I "sacchi di riso" sono i giapponesi che invadono Milano d'estate).
"Sacchi di riso". Carino questo termine. Lo ha inventato Claudio. Non è offensivo. E' una specie di irreale vezzeggiativo per descriverli.
Noi siamo "Pizze Margherita Ambulanti per il Mondo" e loro sono "Sacchi di Riso".
Voglia di fumare e kilometri da fare. Fra poco partiamo: direzione Mediaset, "Top of the Pops".
Poi A1 direzione Bologna. Compleanno di un amico.
Poi si riparte col tour, che mi sta donando tanta di quella gioia vera, della quale ho le tasche piene e mi sento ricco, ricchissimo di quei soldi con cui non compri niente, perchè non esistono. Ma con i quali ti compri un posto in paradiso.
Scappo. Sono arrivati tutti di fretta. E si ricomincia!!
Ciao
