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30681 giorni
31 July 2006 @ 11:49
30681 giorni
Ho comprato un anno fa un "calcolatore digitale". E' appeso in camera mia. Cos' è un calcolatore digitale? Beh, assomiglia a quegli orologi digitali da salotto, che appesi al muro ti informano minuto per minuto sulle condizioni atmosferiche, l'ora esatta di Roma e di New York o Toronto, la temperatura esterna ed interna del tuo appartamento. Ma il mio "calcolatore digitale" è diverso. Al posto delle informazioni, delle "pip***" mentali da buon casalingo moderno c'è una "pip***" mentale tutta mia.
Il mio "calcolatore digitale", infatti, mi suggerisce ogni mattina al mio risveglio, con la sicurezza di un comandante di una nave crociera, quanti giorni mancano ai miei 84 anni. L'età che ha mio padre in questo istante.
30681 giorni, e anche io avrò i capelli bianchi, pochi capelli bianchi, dei figli, magari dei nipoti, un lungo passato ai miei fianchi, gli occhi "gialli e stanchi, e nelle sopracciglia il mio dolore da raccontarvi". I politici che oggi si nutrono dei nostri voti saranno per lo più morti, come alcune credenze, e tante mode di oggi. Al loro posto ci sarà il meglio o il peggo della mia generazione.
"Guardando la televisione, mi è venuta come l' impressione che mi stessero rubando il tempo e che tu, che tu mi rubi l'amore", cantava Vasco Rossi.
Ma non è solo una fissazione paranoica, di quelle che ti perseguitano nelle notti di luna piena, che ti rigirano nel letto. E' anche la più astuta delle verità. Il tempo è esempio per me. Il futuro è il destino, e non c'è superstizione che intralci il suo cammino. Si raccontano un mucchio di balle sul futuro. La mia generazione, nata più o meno tra la fine dei luccicanti settanta e l' inizio dei dopati ottanta, è cresciuta con la sensazione che il futuro sia una caccia alla volpe senza fine. La televisione ha cambiato radicalmente i nostri obiettivi. La scuola è andata pian piano sgretolandosi, fino a diventare al giorno d'oggi un'industria di menti. Anzi, di mentine. Senza zucchero. Che sputa fuori dal suo intestino piccoli sbuffanti geni o genietti, con un difetto genetico però. La paura.
La musica che cresceva, insieme ai capelli e alle idee del passato, a suon di ciniche conversazioni con Dio, o con Madre Natura, o con la propria anima tormentata, dove è finita? Il tempo può spiegarcelo. Nostro padre può spiegarcelo. Ieri sera guardando lo speciale sul G8 di Genova mi sono vergognato molto. E ho compreso meglio di quanto lo avessi fatto in passato quella strana smorfia di dolore che scurì il volto di mio padre in quei giorni. Quell'espressione diceva: "Quanto tempo è passato, e quante cose non sono cambiate...". Cosi come l'idea che stasera si attenda il "si" definitivo al Senato per far si che 12000 carcerati escano di galera mi gela il sangue. Mancano 30681 giorni ai miei 84. E sebbene mio padre porti gli occhiali spessi, ed abbia la vista un pelo annebbiata, sono sicuro che giorno dopo giorno, ci vedrò più chiaro.
C'è una poesia che mi è sempre piaciuta.
Il tempo perso
-Jacques Prévert-
Sulla porta dell'officina
d'improvviso si ferma l'operaio
la bella giornata l'ha tirato per la giacca
e non appena volta lo sguardo
per osservare il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
fa l'occhiolino
familiarmente
Dimmi dunque compagno Sole
davvero non ti sembra
che sia un po' da cogl*****
regalare una giornata come questa
ad un padrone?
Per questo il mio calcolatore digitale è importante. Perchè ogni istante è buono per cambiarsi, per crescere. Sveglia! Alzarsi in piedi, ragionare con la propria testa, senza paura. Paura di cosa? Il mondo non aspetta altro che noi. Ed è lo stesso sole a sorgere ogni mattina. Questo, solo questo pensiero, basta a non farmi dormire. E' lo stesso sole ogni mattina.
Ed io invece sempre diverso. Noi sempre in evoluzione, mai fermi. Ogni battito di ciglia è una idea, ed è un desiderio, e non c'è bisogno di dieta, perché è la fame di vita che brucia la stessa vita di cui si ciba. I colori, le forme, i sogni, che nascevano in noi quando imparavamo a camminare, sono ancora presenti, non vanno mai eliminati, castrati, delusi. Il mondo è cosi grande, cosi largo, la fuori, che restare chiusi è insensato. Quando il mio calcolatore suonerà, ovunque sarò, qualunque cosa io sia diventato, sarà ora di fermarsi. Ma non ora. Non adesso. Ora è tempo di correre e di fare, di spremere la vita come un chicco d' uva. E berne il succo senza alcun rimorso o senso di colpa. Perché ci furon giorni in cui non era permesso uscire a guardare il sole, mi racconta mio padre, neanche la domenica. E quei tempi non devono tornare mai più.
Cesare
Il mio "calcolatore digitale", infatti, mi suggerisce ogni mattina al mio risveglio, con la sicurezza di un comandante di una nave crociera, quanti giorni mancano ai miei 84 anni. L'età che ha mio padre in questo istante.
30681 giorni, e anche io avrò i capelli bianchi, pochi capelli bianchi, dei figli, magari dei nipoti, un lungo passato ai miei fianchi, gli occhi "gialli e stanchi, e nelle sopracciglia il mio dolore da raccontarvi". I politici che oggi si nutrono dei nostri voti saranno per lo più morti, come alcune credenze, e tante mode di oggi. Al loro posto ci sarà il meglio o il peggo della mia generazione.
"Guardando la televisione, mi è venuta come l' impressione che mi stessero rubando il tempo e che tu, che tu mi rubi l'amore", cantava Vasco Rossi.
Ma non è solo una fissazione paranoica, di quelle che ti perseguitano nelle notti di luna piena, che ti rigirano nel letto. E' anche la più astuta delle verità. Il tempo è esempio per me. Il futuro è il destino, e non c'è superstizione che intralci il suo cammino. Si raccontano un mucchio di balle sul futuro. La mia generazione, nata più o meno tra la fine dei luccicanti settanta e l' inizio dei dopati ottanta, è cresciuta con la sensazione che il futuro sia una caccia alla volpe senza fine. La televisione ha cambiato radicalmente i nostri obiettivi. La scuola è andata pian piano sgretolandosi, fino a diventare al giorno d'oggi un'industria di menti. Anzi, di mentine. Senza zucchero. Che sputa fuori dal suo intestino piccoli sbuffanti geni o genietti, con un difetto genetico però. La paura.
La musica che cresceva, insieme ai capelli e alle idee del passato, a suon di ciniche conversazioni con Dio, o con Madre Natura, o con la propria anima tormentata, dove è finita? Il tempo può spiegarcelo. Nostro padre può spiegarcelo. Ieri sera guardando lo speciale sul G8 di Genova mi sono vergognato molto. E ho compreso meglio di quanto lo avessi fatto in passato quella strana smorfia di dolore che scurì il volto di mio padre in quei giorni. Quell'espressione diceva: "Quanto tempo è passato, e quante cose non sono cambiate...". Cosi come l'idea che stasera si attenda il "si" definitivo al Senato per far si che 12000 carcerati escano di galera mi gela il sangue. Mancano 30681 giorni ai miei 84. E sebbene mio padre porti gli occhiali spessi, ed abbia la vista un pelo annebbiata, sono sicuro che giorno dopo giorno, ci vedrò più chiaro.
C'è una poesia che mi è sempre piaciuta.
Il tempo perso
-Jacques Prévert-
Sulla porta dell'officina
d'improvviso si ferma l'operaio
la bella giornata l'ha tirato per la giacca
e non appena volta lo sguardo
per osservare il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
fa l'occhiolino
familiarmente
Dimmi dunque compagno Sole
davvero non ti sembra
che sia un po' da cogl*****
regalare una giornata come questa
ad un padrone?
Per questo il mio calcolatore digitale è importante. Perchè ogni istante è buono per cambiarsi, per crescere. Sveglia! Alzarsi in piedi, ragionare con la propria testa, senza paura. Paura di cosa? Il mondo non aspetta altro che noi. Ed è lo stesso sole a sorgere ogni mattina. Questo, solo questo pensiero, basta a non farmi dormire. E' lo stesso sole ogni mattina.
Ed io invece sempre diverso. Noi sempre in evoluzione, mai fermi. Ogni battito di ciglia è una idea, ed è un desiderio, e non c'è bisogno di dieta, perché è la fame di vita che brucia la stessa vita di cui si ciba. I colori, le forme, i sogni, che nascevano in noi quando imparavamo a camminare, sono ancora presenti, non vanno mai eliminati, castrati, delusi. Il mondo è cosi grande, cosi largo, la fuori, che restare chiusi è insensato. Quando il mio calcolatore suonerà, ovunque sarò, qualunque cosa io sia diventato, sarà ora di fermarsi. Ma non ora. Non adesso. Ora è tempo di correre e di fare, di spremere la vita come un chicco d' uva. E berne il succo senza alcun rimorso o senso di colpa. Perché ci furon giorni in cui non era permesso uscire a guardare il sole, mi racconta mio padre, neanche la domenica. E quei tempi non devono tornare mai più.
Cesare
