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A tu per tu con MAGGESE
28 June 2005 @ 13:34
A tu per tu con MAGGESE
"Le scrivi davvero tu le canzoni?"
Credo sia questa la domanda più ricorrente nella mia vita di tutti i giorni.
E rispondere a questa domanda provoca in me sempre un forte imbarazzo, tanto che spesso mentre rispondo chino la testa, abbasso lo sguardo, come se mi stessero chiedendo qualcosa di molto più intimo e personale. Come se una bella ragazza mi chiedesse sfacciatamente: "Hai scritto tu "TI AMO" sul muro di casa mia?". E io vorrei rispondere sempre: "Si, ma non ero in me, scusa...".
Scrivere canzoni, in effetti, è scoprirsi senza tabù.
E se la "canzone italiana" dei giorni nostri è in crisi è forse per questo.
Chi ce la fa al giorno d'oggi a scoprirsi senza paura, a dire la verità su chi siamo, su cosa si sogna?
Mentre si fa un disco, mentre lo si scrive, si viene più volte turbati dal desiderio, a volte l'ossessione, di coprire le parole con la musica, di difendersi dal giudizio degli altri copiando stili appartenuti a mostri del Rock del passato, quasi a voler nascondere le melodie, i brividi e le emozioni che ci appartengono, ma non c'è nulla di più sbagliato.
In questo album, come negli altri che ho scritto, ho cercato di fare l'esatto contrario. La voce dev'essere forte, chiara, perché le parole devono avere un senso. Le emozioni non sono solo nelle melodie, sono nei respiri, nelle parole, nelle rime. Le melodie sono le scie luminose lasciate dalle "note cadenti".
Io sogno di poter scrivere canzoni, melodie, che senza essere banali possano trasmettere brividi ed emozioni a chi le ascolta, oltrepassando i muri di difesa, nascondendo l'imbarazzo di trovarsi di colpo nudi insieme a chi canta.
Penso che questa sia anche libertà, e penso che questo anche "coraggio".
Così come hanno fatto i miei più grandi Maestri.
"Maggese" è la condizione di un campo lasciato incolto perché possa rimineralizzarsi, tornare fertile. E' il messaggio di un ragazzo di 25 anni, estremamente carico e positivo, che guarda al futuro con entusiasmo, ma anche con consapevolezza e riflessiva malinconia. E' il titolo di un disco scritto da chi ha imparato a conoscersi, a rispettarsi di più, e che non ha paura di aprirsi agli altri.
MAGGESE
Il disco comincia con il pianoforte, con un "re maggiore".
Maggese è il primo brano in scaletta, ed è la canzone che dà il titolo al disco intero. È un pezzo che descrive la preparazione, mese per mese, alla partenza. È come se parlassi di un mucchio di cose per dirne una sola: "sono pronto a vivere di nuovo!". È la risposta alla domanda: "Sei pronto?". Ed è una canzone che descrive bene il mio carattere, sdrammatizzante rispetto ai problemi, in virtù di quel che sarà, di quel che si può imparare grazie agli sbagli e alle cadute.
L'ho scritta dopo aver letto una intervista di Bob Dylan, in cui dichiarava di essere stato in crisi per dieci anni della sua carriera (nel periodo in cui però scrisse i suoi album migliori). Nell'intervista dice che ogni sua crisi lo mette alle corde, e paragona lo scrivere una nuova canzone alla visione della nascita della prima rosa di Maggio. Cosi nel testo della mia canzone ho scritto "...Un bacio è solo un bacio, e Marzo è una promessa, ma per qualcuno la prima rosa di Maggio è una scoperta!" Quel qualcuno è Bob Dylan, un mio "caro amico sconosciuto".
Il mondo musicale in cui è immerso il pezzo è senza dubbio quello dei Beatles, gruppo a me caro, e caro anche a Bob Dylan, che diceva: "Bisogna tornare alle origini!". Caro Bob, cosi ho fatto: orchestra, fiati, niente elettronica, e tutto rigorosamente dal vivo...
LE TUE PAROLE FANNO MALE
L'ho scritta in un hotel della Romagna, nella migliore tradizione di chi scrive sui fogli che gli alberghi omaggiano, lì, sopra al tavolino Ikea uguale per tutte le camere.
È in tre quarti, anche questa in maggiore, ed è una ballata romantica che non parla nello specifico di me, né di una donna (sebbene una donna ci sia sempre nelle mie canzoni). Parla di comunicazione, è la canzone che ha permesso a me stesso di descrivere quanto senta il bisogno di aprirmi, di dire la verità a chi mi accompagna.
Dice "Le tue labbra stanno male, lo so... non hanno labbra da mangiare, ma la fame d'amore la si può curare, dannazione! Con le parole..."
Le parole, usate spesso per ferire, per difendersi dagli altri, sono le stesse che invece possono e devono servire a tutti per risolvere i problemi. Liberarsi dalle chiusure, dai traumi della vita, dalla paura di sbagliare, rischiando, parlando, comunicando. Perché le parole fanno sanguinare, certo, ma non morire, e bisogna fidarsi di loro. Sono ciò che ci distingue maggiormente dagli altri animali della terra. Sono una grande occasione, sono la cura, secondo me, a tanti drammi.
Vasco cantava pochi anni fa: "E va bene cosi, senza parole", ma in realtà le usava eccome, le parole, le ha sempre usate, e la sua forza è spesso stata proprio la sua spontaneità nel comunicare e nel provocare emozioni con esse. "Le tue parole fanno male" l'ho scritta in 5 minuti, ispirato dalla gioia che mi regalava mentre la completavo.
ANCORA UN PO'
Il testo di "Ancora un po'" l'ho scritto a Los Angeles.
Gli Stati Uniti mi hanno molto colpito, direi che per un primo periodo mi hanno sconvolto.
Appena atterrato mi sono detto: "Oddio, ma questi sono davvero come nei film, questi copiano la loro stessa realtà nei loro film!!. E in una notte di baldoria e di belle donne dalle cosce fin troppo al vento, attratto da tutto ciò che luccicava, ho trovato il tempo di raccontare quell'esperienza in una canzone. Mi sono detto, se non mi lascio andare non scoprirò come vivono questi! Il sound, serrato, è stato un piacere per le mie orecchie perché avevo l'impressione che mi mancasse un pezzo cosi, radiofonico ma potente, soprattutto in vista del live elettrico. Ho cantato questo brano a Bologna, nel "40 Special Studio", luogo destinato al provinaggio dei brani inediti, ma una volta a Londra non sono più riuscito a ripetere l'esecuzione con la stessa intensità, d'istinto. Così nel disco la voce che si sente è rimasta quella del provino…
MARMELLATA #25
"Ci sono le tue scarpe ancora qua, ma tu te ne sei già andata".
Comincia così questa canzone scritta a Bologna verso le 4 di mattina, in pochi minuti, con la chitarra, davanti agli oggetti "dimenticati" da una Lei dopo il suo addio.
Dedicata ad Erica, amore vero.
Una casa che rimane impregnata di odori, di ricordi, di suoni e di oggetti appartenuti ad una storia d'amore. La canzone però descrive cronologicamente ciò che succede dal momento in cui ci si accorge della solitudine determinata dall'abbandono, fino a quando tutto si risolve accettandola, esorcizzandola, facendo sì che i ricordi siano i compagni della propria solitudine, loro stessi la cura, la guida alla via d'uscita.
La "Marmellata", ("...quella che mi nascondevi tu, l'ho trovata", dice l'ultimo verso della canzone), è la metafora della propria felicità. È possibile ritrovarla, se si indaga su se stessi, autoironicamente, su quello che è accaduto.
Non c'è tristezza del cuore che non si possa sanare tramite se stessi. Il prezzo da pagare è la maturità, la fine della serenità inconsapevole dell'adolescenza, ma questa è la vita, non c'è via di scampo. Per questo ho aggiunto il numero 25 al titolo, la mia età. Perché l'età conta, in amore, eccome. 25 anni per me sono stati la fine di un periodo di confusione, di perdite, di abbandoni, ed è a 25 anni che ho trovato seriamente la mia "marmellata". Ma l'ho trovata solo ed unicamente perché sono stato costretto, come tanti, alla solitudine.
È quando si è soli che si iniziano a cercare le cose perdute, e con coraggio le si può trovare.
SARDEGNA
La canzone che preferisco del nuovo album. Scritta, indovina un po', in Sardegna, durante una vacanza ospite da amici.
Tutti i nomi citati, i riferimenti ed il resto, sono cose vere, vite reali, facce ed emozioni realmente incontrate e provate (fra queste persone c'è anche Ballo, il mio più caro amico).
Si sente molto quanto sia stato De Gregori ad ispirarmi per scriverla, ma certe cose le puoi dire solo se ascolti Lui!
È forse la prima vera canzone cantautorale che ho scritto nella mia vita. Emozioni raccontate in forma poetica e "critica sociale", di un mondo sotto gli occhi di tutti. Nient'altro, il resto non lo si può spiegare!
STAVO PENSANDO CHE DIO...
Sono cattolico, ma questa è una canzone che parla del tradimento di una donna, e della conseguente sensazione di abbandono da parte di tutto e di tutti, compreso Dio, dovuto alla rabbia che provoca, che può scardinare qualsiasi credenza e oltrepassare ogni fede, per quanto è cruda e vera la sofferenza di un uomo tradito dalla propria donna.
Chi è stato tradito almeno una volta nella vita sa di cosa parlo. La donna vista come il diavolo, a dimostrazione che il peccato è sempre di più principe dei nostri giorni.
È una canzone che non dice ciò che razionalmente si pensa, ma parla in prima persona di un uomo nel bel mezzo di una crisi di nervi. La gelosia e la pazzia sono due vicende simili. "Stavo pensando che Dio" ha una melodia classica, piuttosto Italiana, ma è una scelta voluta, così come è italiano lo stereotipo dell'uomo geloso.
QUANDO NON SAI
Scritta a 16 anni, prima ancora che potessi immaginare che un giorno sarei diventato un cantante.
È una canzone che parla dello scrivere canzoni come cura di se stessi. Possiamo diventare noi stessi i nostri psicanalisti, se ci affidiamo all'arte, alla creazione, per curarci. E questo credo sia il motivo fondamentale per cui si scrive, ci si scervella per trovare una rima sul foglio, per riempire una pagina di scarabocchi, e per cantare le proprie canzoni.
GONGI BOY
Pezzo uscito in una confezione speciale nel Dicembre del 2002.
Avevo promesso che avrebbe fatto parte in una versione meno intimista della scaletta del nuovo album, ed eccola qua, più carica e più accattivante di quello che era.
È una canzone dedicata al figlio di un amico, anche lui come molti uomini immerso nel lavoro e nella propria ambizione, ma non per questo lontano col pensiero dal sogno di poter passare più tempo con lui.
AMAMI (QUANDO È IL MOMENTO)
Questa canzone è nata in un modo ed in seguito è stata arrangiata in un altro, cercando di ottenere il sound di una band, che nella mia testa continua a suonare con me, anche adesso che sui miei dischi c'è solo il Mio nome.
Nella prima versione era in maggiore ed era totalmente acustica!
Parla di attese, di quanto conti amare se stessi prima di amare qualcun'altro. Parla del fatto che forse esiste una sola persona che si ama veramente nella vita, e per questo è meglio a volte aspettare, rinunciare a volere tutto subito, aiutando il partner a sentirsi veramente pronto, per non rovinare tutto. Parla dell'importanza del rispetto di fronte al dolore altrui, dell'importanza del silenzio, della rinuncia al proprio ego in virtù di quello della persona amata.
Il vero amore, che tutti noi cerchiamo, a volte lo si prova rinunciando a qualcosa, non per forza cercando di fare di tutto per ottenerlo. Per la prima volta da quando sono nato chiedo in una canzone non la compagnia, ma la solitudine, chiedo di rimanere da solo per un po', fino a quando non sarò di nuovo pronto.
MOMENTO SILENZIOSO
Scritta con un pianoforte rotto per metà, è la riflessione di un uomo vicino alla pazzia. È una riflessione di un uomo che si sente ad un passo dal fondo, fragile, in preda al destino. Si rende conto di essere fottuto dalla vita, distrutto, e inizia a trovare le risposte che cercava nelle cose più insignificanti ma più vere.
È una canzone che ha una certa relazione con il tragico accaduto dell'11 Settembre ("e più ti rendi conto che sei solo un passeggero, più respiri a fondo cercando qualcuno, quel maledetto qualcuno, che illumini il sentiero...).
È l'ammissione della propria fragilità, della propria sconfitta ma allo stesso tempo la ripresa di fiducia nel proprio Io.
È una canzone forse non commerciale, di lunga durata, in cui oltre all'orchestra, hanno partecipato alle registrazioni due splendide coriste inglesi, costrette da me a cantare in Italiano! Canzone romantica di un uomo sull'orlo di un burrone che prima di buttarsi si volta indietro e prende il volo.
CARILLON
Durante le registrazioni del disco, chiusi per ore in studio, tutto può essere utile tranne che il proprio cellulare scocciatore. Ogni notte (le session finivano verso le 23), tornando in albergo, per sicurezza ascoltavo tutti i messaggi che i parenti, gli amici e... le amiche mi lasciavano in segreteria, mentre la radio della macchina faceva da sottofondo, da colonna sonora, a questo intreccio di emozioni e di ricordi. Da qui l'idea, più per me che per il pubblico a dire il vero, di registrare un brano in cui al posto della mia voce ci fosse quella degli "scocciatori". (Mamma, Babbo ecc..ecc..). Scocciatori che mi mancavano ovviamente…
LINDA&MORENO
Linda è un'amica e Moreno è... il mio cane!
È una suite strumentale divisa in tre parti, per 4 mani e due pianoforti, della durata di 9 minuti e 50 secondi.
È stato registrato negli Air Studios di George Martin, rigorosamente live e tutto d'un fiato.
Credo sia questa la domanda più ricorrente nella mia vita di tutti i giorni.
E rispondere a questa domanda provoca in me sempre un forte imbarazzo, tanto che spesso mentre rispondo chino la testa, abbasso lo sguardo, come se mi stessero chiedendo qualcosa di molto più intimo e personale. Come se una bella ragazza mi chiedesse sfacciatamente: "Hai scritto tu "TI AMO" sul muro di casa mia?". E io vorrei rispondere sempre: "Si, ma non ero in me, scusa...".
Scrivere canzoni, in effetti, è scoprirsi senza tabù.
E se la "canzone italiana" dei giorni nostri è in crisi è forse per questo.
Chi ce la fa al giorno d'oggi a scoprirsi senza paura, a dire la verità su chi siamo, su cosa si sogna?
Mentre si fa un disco, mentre lo si scrive, si viene più volte turbati dal desiderio, a volte l'ossessione, di coprire le parole con la musica, di difendersi dal giudizio degli altri copiando stili appartenuti a mostri del Rock del passato, quasi a voler nascondere le melodie, i brividi e le emozioni che ci appartengono, ma non c'è nulla di più sbagliato.
In questo album, come negli altri che ho scritto, ho cercato di fare l'esatto contrario. La voce dev'essere forte, chiara, perché le parole devono avere un senso. Le emozioni non sono solo nelle melodie, sono nei respiri, nelle parole, nelle rime. Le melodie sono le scie luminose lasciate dalle "note cadenti".
Io sogno di poter scrivere canzoni, melodie, che senza essere banali possano trasmettere brividi ed emozioni a chi le ascolta, oltrepassando i muri di difesa, nascondendo l'imbarazzo di trovarsi di colpo nudi insieme a chi canta.
Penso che questa sia anche libertà, e penso che questo anche "coraggio".
Così come hanno fatto i miei più grandi Maestri.
"Maggese" è la condizione di un campo lasciato incolto perché possa rimineralizzarsi, tornare fertile. E' il messaggio di un ragazzo di 25 anni, estremamente carico e positivo, che guarda al futuro con entusiasmo, ma anche con consapevolezza e riflessiva malinconia. E' il titolo di un disco scritto da chi ha imparato a conoscersi, a rispettarsi di più, e che non ha paura di aprirsi agli altri.
MAGGESE
Il disco comincia con il pianoforte, con un "re maggiore".
Maggese è il primo brano in scaletta, ed è la canzone che dà il titolo al disco intero. È un pezzo che descrive la preparazione, mese per mese, alla partenza. È come se parlassi di un mucchio di cose per dirne una sola: "sono pronto a vivere di nuovo!". È la risposta alla domanda: "Sei pronto?". Ed è una canzone che descrive bene il mio carattere, sdrammatizzante rispetto ai problemi, in virtù di quel che sarà, di quel che si può imparare grazie agli sbagli e alle cadute.
L'ho scritta dopo aver letto una intervista di Bob Dylan, in cui dichiarava di essere stato in crisi per dieci anni della sua carriera (nel periodo in cui però scrisse i suoi album migliori). Nell'intervista dice che ogni sua crisi lo mette alle corde, e paragona lo scrivere una nuova canzone alla visione della nascita della prima rosa di Maggio. Cosi nel testo della mia canzone ho scritto "...Un bacio è solo un bacio, e Marzo è una promessa, ma per qualcuno la prima rosa di Maggio è una scoperta!" Quel qualcuno è Bob Dylan, un mio "caro amico sconosciuto".
Il mondo musicale in cui è immerso il pezzo è senza dubbio quello dei Beatles, gruppo a me caro, e caro anche a Bob Dylan, che diceva: "Bisogna tornare alle origini!". Caro Bob, cosi ho fatto: orchestra, fiati, niente elettronica, e tutto rigorosamente dal vivo...
LE TUE PAROLE FANNO MALE
L'ho scritta in un hotel della Romagna, nella migliore tradizione di chi scrive sui fogli che gli alberghi omaggiano, lì, sopra al tavolino Ikea uguale per tutte le camere.
È in tre quarti, anche questa in maggiore, ed è una ballata romantica che non parla nello specifico di me, né di una donna (sebbene una donna ci sia sempre nelle mie canzoni). Parla di comunicazione, è la canzone che ha permesso a me stesso di descrivere quanto senta il bisogno di aprirmi, di dire la verità a chi mi accompagna.
Dice "Le tue labbra stanno male, lo so... non hanno labbra da mangiare, ma la fame d'amore la si può curare, dannazione! Con le parole..."
Le parole, usate spesso per ferire, per difendersi dagli altri, sono le stesse che invece possono e devono servire a tutti per risolvere i problemi. Liberarsi dalle chiusure, dai traumi della vita, dalla paura di sbagliare, rischiando, parlando, comunicando. Perché le parole fanno sanguinare, certo, ma non morire, e bisogna fidarsi di loro. Sono ciò che ci distingue maggiormente dagli altri animali della terra. Sono una grande occasione, sono la cura, secondo me, a tanti drammi.
Vasco cantava pochi anni fa: "E va bene cosi, senza parole", ma in realtà le usava eccome, le parole, le ha sempre usate, e la sua forza è spesso stata proprio la sua spontaneità nel comunicare e nel provocare emozioni con esse. "Le tue parole fanno male" l'ho scritta in 5 minuti, ispirato dalla gioia che mi regalava mentre la completavo.
ANCORA UN PO'
Il testo di "Ancora un po'" l'ho scritto a Los Angeles.
Gli Stati Uniti mi hanno molto colpito, direi che per un primo periodo mi hanno sconvolto.
Appena atterrato mi sono detto: "Oddio, ma questi sono davvero come nei film, questi copiano la loro stessa realtà nei loro film!!. E in una notte di baldoria e di belle donne dalle cosce fin troppo al vento, attratto da tutto ciò che luccicava, ho trovato il tempo di raccontare quell'esperienza in una canzone. Mi sono detto, se non mi lascio andare non scoprirò come vivono questi! Il sound, serrato, è stato un piacere per le mie orecchie perché avevo l'impressione che mi mancasse un pezzo cosi, radiofonico ma potente, soprattutto in vista del live elettrico. Ho cantato questo brano a Bologna, nel "40 Special Studio", luogo destinato al provinaggio dei brani inediti, ma una volta a Londra non sono più riuscito a ripetere l'esecuzione con la stessa intensità, d'istinto. Così nel disco la voce che si sente è rimasta quella del provino…
MARMELLATA #25
"Ci sono le tue scarpe ancora qua, ma tu te ne sei già andata".
Comincia così questa canzone scritta a Bologna verso le 4 di mattina, in pochi minuti, con la chitarra, davanti agli oggetti "dimenticati" da una Lei dopo il suo addio.
Dedicata ad Erica, amore vero.
Una casa che rimane impregnata di odori, di ricordi, di suoni e di oggetti appartenuti ad una storia d'amore. La canzone però descrive cronologicamente ciò che succede dal momento in cui ci si accorge della solitudine determinata dall'abbandono, fino a quando tutto si risolve accettandola, esorcizzandola, facendo sì che i ricordi siano i compagni della propria solitudine, loro stessi la cura, la guida alla via d'uscita.
La "Marmellata", ("...quella che mi nascondevi tu, l'ho trovata", dice l'ultimo verso della canzone), è la metafora della propria felicità. È possibile ritrovarla, se si indaga su se stessi, autoironicamente, su quello che è accaduto.
Non c'è tristezza del cuore che non si possa sanare tramite se stessi. Il prezzo da pagare è la maturità, la fine della serenità inconsapevole dell'adolescenza, ma questa è la vita, non c'è via di scampo. Per questo ho aggiunto il numero 25 al titolo, la mia età. Perché l'età conta, in amore, eccome. 25 anni per me sono stati la fine di un periodo di confusione, di perdite, di abbandoni, ed è a 25 anni che ho trovato seriamente la mia "marmellata". Ma l'ho trovata solo ed unicamente perché sono stato costretto, come tanti, alla solitudine.
È quando si è soli che si iniziano a cercare le cose perdute, e con coraggio le si può trovare.
SARDEGNA
La canzone che preferisco del nuovo album. Scritta, indovina un po', in Sardegna, durante una vacanza ospite da amici.
Tutti i nomi citati, i riferimenti ed il resto, sono cose vere, vite reali, facce ed emozioni realmente incontrate e provate (fra queste persone c'è anche Ballo, il mio più caro amico).
Si sente molto quanto sia stato De Gregori ad ispirarmi per scriverla, ma certe cose le puoi dire solo se ascolti Lui!
È forse la prima vera canzone cantautorale che ho scritto nella mia vita. Emozioni raccontate in forma poetica e "critica sociale", di un mondo sotto gli occhi di tutti. Nient'altro, il resto non lo si può spiegare!
STAVO PENSANDO CHE DIO...
Sono cattolico, ma questa è una canzone che parla del tradimento di una donna, e della conseguente sensazione di abbandono da parte di tutto e di tutti, compreso Dio, dovuto alla rabbia che provoca, che può scardinare qualsiasi credenza e oltrepassare ogni fede, per quanto è cruda e vera la sofferenza di un uomo tradito dalla propria donna.
Chi è stato tradito almeno una volta nella vita sa di cosa parlo. La donna vista come il diavolo, a dimostrazione che il peccato è sempre di più principe dei nostri giorni.
È una canzone che non dice ciò che razionalmente si pensa, ma parla in prima persona di un uomo nel bel mezzo di una crisi di nervi. La gelosia e la pazzia sono due vicende simili. "Stavo pensando che Dio" ha una melodia classica, piuttosto Italiana, ma è una scelta voluta, così come è italiano lo stereotipo dell'uomo geloso.
QUANDO NON SAI
Scritta a 16 anni, prima ancora che potessi immaginare che un giorno sarei diventato un cantante.
È una canzone che parla dello scrivere canzoni come cura di se stessi. Possiamo diventare noi stessi i nostri psicanalisti, se ci affidiamo all'arte, alla creazione, per curarci. E questo credo sia il motivo fondamentale per cui si scrive, ci si scervella per trovare una rima sul foglio, per riempire una pagina di scarabocchi, e per cantare le proprie canzoni.
GONGI BOY
Pezzo uscito in una confezione speciale nel Dicembre del 2002.
Avevo promesso che avrebbe fatto parte in una versione meno intimista della scaletta del nuovo album, ed eccola qua, più carica e più accattivante di quello che era.
È una canzone dedicata al figlio di un amico, anche lui come molti uomini immerso nel lavoro e nella propria ambizione, ma non per questo lontano col pensiero dal sogno di poter passare più tempo con lui.
AMAMI (QUANDO È IL MOMENTO)
Questa canzone è nata in un modo ed in seguito è stata arrangiata in un altro, cercando di ottenere il sound di una band, che nella mia testa continua a suonare con me, anche adesso che sui miei dischi c'è solo il Mio nome.
Nella prima versione era in maggiore ed era totalmente acustica!
Parla di attese, di quanto conti amare se stessi prima di amare qualcun'altro. Parla del fatto che forse esiste una sola persona che si ama veramente nella vita, e per questo è meglio a volte aspettare, rinunciare a volere tutto subito, aiutando il partner a sentirsi veramente pronto, per non rovinare tutto. Parla dell'importanza del rispetto di fronte al dolore altrui, dell'importanza del silenzio, della rinuncia al proprio ego in virtù di quello della persona amata.
Il vero amore, che tutti noi cerchiamo, a volte lo si prova rinunciando a qualcosa, non per forza cercando di fare di tutto per ottenerlo. Per la prima volta da quando sono nato chiedo in una canzone non la compagnia, ma la solitudine, chiedo di rimanere da solo per un po', fino a quando non sarò di nuovo pronto.
MOMENTO SILENZIOSO
Scritta con un pianoforte rotto per metà, è la riflessione di un uomo vicino alla pazzia. È una riflessione di un uomo che si sente ad un passo dal fondo, fragile, in preda al destino. Si rende conto di essere fottuto dalla vita, distrutto, e inizia a trovare le risposte che cercava nelle cose più insignificanti ma più vere.
È una canzone che ha una certa relazione con il tragico accaduto dell'11 Settembre ("e più ti rendi conto che sei solo un passeggero, più respiri a fondo cercando qualcuno, quel maledetto qualcuno, che illumini il sentiero...).
È l'ammissione della propria fragilità, della propria sconfitta ma allo stesso tempo la ripresa di fiducia nel proprio Io.
È una canzone forse non commerciale, di lunga durata, in cui oltre all'orchestra, hanno partecipato alle registrazioni due splendide coriste inglesi, costrette da me a cantare in Italiano! Canzone romantica di un uomo sull'orlo di un burrone che prima di buttarsi si volta indietro e prende il volo.
CARILLON
Durante le registrazioni del disco, chiusi per ore in studio, tutto può essere utile tranne che il proprio cellulare scocciatore. Ogni notte (le session finivano verso le 23), tornando in albergo, per sicurezza ascoltavo tutti i messaggi che i parenti, gli amici e... le amiche mi lasciavano in segreteria, mentre la radio della macchina faceva da sottofondo, da colonna sonora, a questo intreccio di emozioni e di ricordi. Da qui l'idea, più per me che per il pubblico a dire il vero, di registrare un brano in cui al posto della mia voce ci fosse quella degli "scocciatori". (Mamma, Babbo ecc..ecc..). Scocciatori che mi mancavano ovviamente…
LINDA&MORENO
Linda è un'amica e Moreno è... il mio cane!
È una suite strumentale divisa in tre parti, per 4 mani e due pianoforti, della durata di 9 minuti e 50 secondi.
È stato registrato negli Air Studios di George Martin, rigorosamente live e tutto d'un fiato.
