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Io BALLO, da solo..
27 June 2005 @ 17:29

Io BALLO, da solo..

Esiste una figura silenziosa ma presente, al mio fianco, da sempre.
E’ un intreccio di capelli arruffati e rasta, con occhi azzurri e pelle chiara e sensibile, con un sorriso a fumetto e un naso di chi la sa lunga, con qualche tatuaggio in ognidove, e diversi piercing sparsi per le cartilagini e gli organi più impensabili del corpo.
Si fa chiamare Ballo, ma il suo nome è Nicola Balestri, ed è il mio bassista.

Mi capita spesso di rispondere a domande simili a questa: “Cesare, ma Ballo, cos’è?”
A me la risposta è chiara, per me è facile definirlo, ma è evidente che, di fianco ad una personalità egocentrica come la mia, che ricopre diversi ruoli, chiunque possa venire oscurato, o dimezzato della sua importanza.
Come sempre la realtà è ben diversa.
Ballo per me non è solo un bassista giovane, (pochi giorni fa ha compiuto 23 anni), e appassionato. Ballo è una grossa parte dell’ anima di questo progetto.

Ieri mi sono messo ad ascoltare la radio del sito (che trovo essere una grande idea), e passando da RadioCesare, RadioBallo e RadioWalls, mi sono entusiasmato mentre percepivo come queste tre personalità siano totalmente diverse tra loro, ma tutte e tre, in misura simile, accompagnano, costituiscono, colorano a loro modo la mia carriera artistica, le mie canzoni, i miei dischi, la mia immagine, il mio carattere e chi più ne ha più ne metta.

Ho incontrato Ballo la prima volta in una specie di club del quale non ricordo il nome, a Bologna, nell’inverno nebbioso del 1997. In quel periodo la cosa più figa che potesse capitarmi, quella a cui aspiravo di più, quella per cui non dormivo di notte, era poter partecipare con la mia band (i Senza Filtro di “non t’incammellare Lollo”), alla festa del liceo, dove i vari gruppi metal salivano sul palco cercando di sfogare la loro rabbia adolescenziale alzando la distorsione del loro amplificatore, urlando in un inglese mica poi cosi male, la loro gioia di suonare live.
C’erano due gruppi secondo me che si distinguevano dagli altri. Uno era il mio: giovani pseudofighetti Bolognesi chiamati SenzaFiltro, che non facevano una dico una cover, (tranne "Creep dei Radiohead" e "Love of my life" dei Queen quando era il caso, o meglio diciamo che facevamo molto meglio le nostre canzoni che le cover), e uno erano i “20barrato” il cui leader era un bassista dalla faccia da schiaffi di nome Nicola Balestri.
Del suo gruppo ne avevo sentito parlare diverse volte, perchè mi dicevano che quel bassista era bravo e un pò folle, e perchè il nome del suo gruppo, (preso dal numero dell’ autobus che serviva ai ragazzi per fare fuga da scuola!) mi faceva impazzire.
Quando nel 99 il mio primo bassista (Andrea Furlanetto), mi disse che non poteva continuare l’avventura appena iniziata coi Lunapop per motivi di studio, la scelta cadde proprio su Ballo, che non conoscevo personalmente.
Un giorno Mike mi porta a casa Ballo.
Gli spiego un pò cosa mi piacerebbe fare e perchè, gli dico che mi piace scrivere le mie canzoni, e lui non fece altro che dirmi “si”, qualsiaisi cosa dicessi. Evidentemente l’idea di avere un gruppo che funzionasse e di lasciare alle spalle le orrende fatiche della scuola e dei “genitori sempre a lamentarsi” e della fabbrica nella quale era stato spedito e della figa che non lo cagava e tutto il resto gli garbava parecchio.
La prima volta di Ballo insieme a me sul palco fu per una esibizione su RadioItalia da Trento credo... non ricordo bene... so solo che Ballo, ancora minorenne, anzi, superminorenne, pur di non mancare, scappò di casa.
Aveva 16 anni.
Vallo te a spiegare ai tuoi genitori inconsapevoli che “devo andare via due giorni con un gruppo e il suo produttore di nome Walter dormiamo in hotel e salto tre giorni di scuola!”
Me lo ricordo ancora il sorriso di Ballo perennemente stampato sul suo viso (che all’epoca era quello di un piccolo delinquente combina-guai), mentre finalmente si sentiva libero, lontano da tutto ciò che lo opprimeva. Cosi come mi ricordo che appena iniziammo a guadagnare qualche soldo (le prime esibizioni ci consegnavano circa 100, 150 mila lire a testa, io un pò di più), Ballo era l’unico che riusciva, in un solo Autogrill, in una sola pausa-pipì, a finirli.

Oggetti comprati da Ballo durante i primi sei mesi di appartenenza al mio primo gruppo:

n. 1 Spada di Guerre Stellari, luminosa, con audio.
n. 4 Strumenti musicali giocattolo per bambino tra cui un fastidiosissimo minisax.
n. 30 cd demenziali, tra cui molte cassette con canzoni popolari in dialetto...(per camionisti).
n. 90 pacchetti di sigarette Barkley (le odio, non si fumano secondo me, ma lui e Max Gazzè ne vanno pazzi).
n. 5 Babbi Natale a pile che cantano “Meeeeery Christmas!!!” (insopportabile)
n. 100 copie di riviste hardcore, porno, erotiche, i cui poster venivano appesi ai finestrini.
n. 25 riviste specializzate sui camion e sulla vita on the road dei camionisti (mah...).
“un numero indefinito” di abbigliamento femminile.
n. 2/3 mila panini con la cotoletta, sostituiti più avanti con il panino “Icaro”.
n. 3 giochi di società
n. 15 pupazzi mostro, di cui va pazzo, tra i quali molti a pile, con audio.
n. 10 riviste di pesca.
n. 2 mega-confezioni di Nutella.
n. 30 confezioni di salsiccine piccanti bisunte e nocive per la salute.
Un “numero indefinito” di vaschette di salumi.
n. 40 confezioni di Chipster

Il nostro pulmino era invaso dalla fantasia di Ballo.
Poi venne la fine dei Lunapop, dovuta soprattutto alle gelosie e alle pressioni da parte dei genitori di un fetta del gruppo, e Ballo, che tutto ha fatto nella vita tranne che dar retta, si trovò in una situazione difficile. Io non sono mai sceso a compromessi con la musica. Per me dev’essere una scelta chiara, decisa, netta. Se non ti prendi cura della musica lei non si prenderà cura di te, e il rischio è troppo grande da correre. Non amo le vite a metà. E Ballo in quell’occasione si trovò perfettamente a metà. Scelse di starmi vicino. Capì cosa intendevo quando dicevo “il nostro futuro”. Capì cosa intendevo quando dicevo “è importante”. E sapeva molto bene (questa fu l’ingenuità degli altri), che futuro avrebbe avuto (Ballo è stato tutto tranne che un figlio di papà), senza la musica. Mi è stato vicino in un momento in cui mi era crollato il castello di sabbia addosso. Io l’ho sempre sentito vicino, in silenzio, ma accanto a me, quando ho avuto attimi di grande sconforto, sia nel lavoro, che nella vita.

Ballo è senza dubbio molto diverso da me, ma sembra costruito apposta per il suo ruolo. Paziente, disponibile, introverso, appassionato, bassista anche nella testa insomma.

Copre tanti buchi ai quali io non bado, sempre distratto da quello che c’è lassù, dietro alle nuvole, al di la dei sogni. E spesso è lui ad avvisarmi quando nota che sto mettendo male il piede, è lui a gridarmi "occhio!", conoscendomi nel profondo, avendomi accettato nel profondo per come sono. Ed ho imparato in questi anni più da lui che da tutte le persone che in qualche modo mi stanno vicine. Perchè sebbene Ballo sia estremamente dentro di se, quindi poco accessibile, molto distratto dalla sua fantasia, in realtà è fedele, e onora una amicizia con grande stile e realismo. E’ permaloso, ma quando serve. E’ generoso, e sa voler bene agli altri per quello che sono. Diverse volte mi ha ringraziato per avergli dato la possibilità di registrare insieme dischi, e, non essendo lui uno scrittore, anche per le canzoni che scrivo grazie alle quali “tutti noi” viviamo. Ma gli dico sempre che deve ringraziare se stesso, perchè quello che ha se lo è guadagnato con le sue mani e soprattutto con la sua testa.
4 anni fa occupava, essendo l’ ultimo arrivato, l’ultimo posto in angolo, quello che si estrae per urgenze, del pulmino da viaggio. E lì creava il suo habitat, si faceva apprezzare per quello che è. Non ha mai chiesto di più, e quello che gli è arrivato, gli è arrivato perchè giorno dopo giorno ci si accorgeva che non avrebbe sprecato niente, non avrebbe approfittato di nulla.
Ballo non è come spesso lo si imita su Radio105, uno “yes man”, è il contrario. E’ un bassista, un musicista eclettico, che grazie alla sua umiltà ha guadagnato la sua fortuna. E la storia dei musicisti, se qualcuno per caso non lo sapesse, è una storia fatta di sacrifici e umiltà, quasi sempre premiata. Ed è chi gli sta vicino, come me, a sentirsi, davvero, fortunato.