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Senza tempo
05 October 2005 @ 11:25
Senza tempo
Era il 1986 e io vivevo ancora in campagna.
Lo sento ancora quel passaggio-a-livello che tintinnava ogni 2 ore, il profumo di grano maturo, l'umido della rugiada autunnale, la malinconia della nebbia tra le zolle marroni e scure d'inverno.
Tra i solchi di queste zolle marroni e fredde si nascondevano e si celano tuttora segreti che si vanno perdendo.
Idice è un piccolo centro abitato sorto sulla via Emilia poco dopo S. Lazzaro di Savena, a due passi da Bologna, ma abbastanza lontano dai viali di circonvallazione della città arancione da non esserne per nulla invidiosa.
"Forse in amore le rose non si usano più, ma questi fiori sapranno parlarti di me. Rose rosse per te, ho comprato stasera.."
20 anni fa vivevo a Idice. E passavo quasi tutta la mia giornata a sorvegliare le galline di mia nonna, insieme a mio fratello e a mio cugino.
Ero il più piccolo, e godevo dell'affetto di una famiglia ancora unita.
Un pomeriggio intero seduti su una cassetta della frutta a guardare strani volatili, assaggiando fragole e discutendo animatamente su quale sarebbe stato il più bello scherzo da fare alla nonna quando tornava dal mercato: sgonfiarle le ruote della bicicletta o rubarle le uova dal pollaio?
Il gioco preferito dai piccoli Cremonini era "mosca cieca", "nascondino", e "le Olimpiadi".
Le "Olimpiadi" era un modo divertente di sfogare l'iperattività di 3 ragazzini pieni di energie e voglia di muoversi: consisteva nel correre intorno alla casa fino a quando ce la si faceva. Fino alla morte insomma.
Ricordo che dopo pranzo, dalle 13 fino alle 16 mio cugino andava a dormire, e tornava a casa. Mio fratello studiava.
Io, che ero il più piccolo, il meno assonnato, e il meno studioso, rimanevo in giardino e come nei cartoni animati andavo a caccia di farfalle con una retina da pesca. Ah! Si! Si andava anche a pescare, al laghetto di Castenaso, con Giorgio Zaniboni.
Zaniboni era un personaggio incredibile, appassionato di biciclette e di pesca sportiva.
Ci amava alla follia, e le giornate con lui erano tra le più divertenti. Parlava praticamente solo in dialetto bolognese e tirava dei peti pazzeschi ogni due per tre (non davanti ai miei genitori!).
Noi ridevamo come matti e lui per giustificarsi diceva: "Oops! Al tuònan!!" (oops! è stato un tuono!).
Questi erano i passatempi in cui potevo avere un ruolo attivo, diciamo nei quali la continua e assidua gara a "chi è il più bravo" fra me, mio fratello e mio cugino aveva un senso, si insomma, me la giocavo!
Poi c'erano i giochi in cui ero "passivo". Cioè quei divertimenti in cui il mio fratellino e il mio cuginetto sfruttavano il mio essere un frugoletto dalle fossette simpatiche per mettere alla prova la loro forza: il gioco si chiamava "falciate".
"Dai, giochiamo a FALCIATEEEEEE!" diceva mio fratello.
FALCIATE era correre dietro a Cesare per tutto il giardino, senza alcuna regola, e cercare in tutti i modi di abbatterlo con una "falciata", cioè un tackle, una scivolata, un calcio, uno sgambetto ad alta velocità.
E' cosi che ho imparato a correre veloce, a scappare, a non farmi prendere.
La vita di un fratello minore, la vita del più piccolo, è da sempre una vita di piccole rinunce, di "giuste ingiustizie", ma anche di premi inaspettati.
Come ho imparato a nuotare?
Mio fratello e alcuni amici suoi volevano "affogarmi".
Come ho imparato ad andare sul triciclo?
Mio fratello trovava estremamente divertente spingermi più forte possibile giù dalla rampa del garage e vedere dove andavo a sbattere.
Ma se è per questo ho imparato anche un mucchio di cose piacevoli prima del tempo.
"Colpo Grosso" ne è un esempio.
Il programma di Umberto Smaila, che permetteva a milioni di adolescenti e di cinquantenni di risvegliare i loro spiriti bollenti, fu la prima occasione in cui vidi un "nudo integrale". Questo perchè da sotto le coperte (dormivo nella stessa camera di mio fratello ma dovevo andare a letto prima) spiavo ogni cosa fino a notte fonda.
Non sono mai stato un dormiglione, anche perchè il senso del tempo che passa e va rincorso l'ho sempre avuto. Anche oggi, come allora, vado a letto quando il cielo su Bologna si fa azzurrino, e mi alzo poche ore dopo. (Dormo dalle 4 alle 6 ore a notte, ormai è una abitudine).
Io vi chiedo: voi non state soffrendo come cani per questo?
Troppo veloce. Troppe cose da inseguire. Tutto cambia troppo velocemente.
Quando sono nato io, poco più tardi, "Thriller" era il videoclip musicale più sconvolgente della storia, il più costoso, il più pauroso, il più ballato. Quel video ha fatto storia. E per superarlo non servivano certo 30 milioni di dollari. Eppure oggi, poco più di vent'anni dopo, i video sembrano film di Hollywood, e i film di Hollywood sembrano film del futuro, ed il futuro sembra un film dell'orrore.
Ho paura di non riuscire a starci dietro, a questo tempo, io che lo inseguo senza tregua da quando ero sul triciclo.
Scoprire che tua madre e tuo padre, un giorno, per forza, prima o poi, se ne andranno e sarai solo, e vorrai dei figli perchè il tuo sangue si gela al pensiero di non servire a niente, guardarsi allo specchio e pensare a tutti i soldi che hai cercato di accumulare, a tutti gli sforzi che hai fatto per darti una dignità, un lavoro, un'idea, sapere che invece non conta nulla, se non a inserirti in un sistema poco interessato e poco interessante, potrebbe farti saltare in aria il cervello una volta scoperte le nuove regole. Forse è in quel momento che diventi meno egoista, meno presuntuoso.
Più passa il tempo e più mi balena nel cervello l'idea che ciò che in questo momento storico serve, per sopravvivere dico, mica per cambiare il mondo o per la rivoluzione, per non affogare, è l'umiltà.
Nei confronti di noi stessi. L'umiltà nei confronti della natura. L'umiltà nei confronti della nostra condizione.
La canzone tormentone di Jovanotti non mi fa impazzire, non mi è mai piaciuta "Tanto tanto tanto", chissà perchè. Ma una frase del testo in particolare si.
"...rido di me, di te, di tutto ciò che di mortale c'è..."
Che stia diventando un giovane ragazzo di sinistra? Domanda banale, perchè l'umiltà non è nè di destra nè di sinistra. E' di chi prevede e ha paura.
Stiamo cavalcando un'era complicata e piena di incertezze, senza guide, amici miei. E sembra che qualcuno continui a frustare il nostro cavallo per farlo imbizzarrire.
Un giorno un cantante italiano in un concerto davanti a 60 mila persone disse:
"Ciao, ho capito cosa siete voi "giovani", siete dei mutanti, dei mutoidi".
In realtà siamo degli eroi.
Lo sento ancora quel passaggio-a-livello che tintinnava ogni 2 ore, il profumo di grano maturo, l'umido della rugiada autunnale, la malinconia della nebbia tra le zolle marroni e scure d'inverno.
Tra i solchi di queste zolle marroni e fredde si nascondevano e si celano tuttora segreti che si vanno perdendo.
Idice è un piccolo centro abitato sorto sulla via Emilia poco dopo S. Lazzaro di Savena, a due passi da Bologna, ma abbastanza lontano dai viali di circonvallazione della città arancione da non esserne per nulla invidiosa.
"Forse in amore le rose non si usano più, ma questi fiori sapranno parlarti di me. Rose rosse per te, ho comprato stasera.."
20 anni fa vivevo a Idice. E passavo quasi tutta la mia giornata a sorvegliare le galline di mia nonna, insieme a mio fratello e a mio cugino.
Ero il più piccolo, e godevo dell'affetto di una famiglia ancora unita.
Un pomeriggio intero seduti su una cassetta della frutta a guardare strani volatili, assaggiando fragole e discutendo animatamente su quale sarebbe stato il più bello scherzo da fare alla nonna quando tornava dal mercato: sgonfiarle le ruote della bicicletta o rubarle le uova dal pollaio?
Il gioco preferito dai piccoli Cremonini era "mosca cieca", "nascondino", e "le Olimpiadi".
Le "Olimpiadi" era un modo divertente di sfogare l'iperattività di 3 ragazzini pieni di energie e voglia di muoversi: consisteva nel correre intorno alla casa fino a quando ce la si faceva. Fino alla morte insomma.
Ricordo che dopo pranzo, dalle 13 fino alle 16 mio cugino andava a dormire, e tornava a casa. Mio fratello studiava.
Io, che ero il più piccolo, il meno assonnato, e il meno studioso, rimanevo in giardino e come nei cartoni animati andavo a caccia di farfalle con una retina da pesca. Ah! Si! Si andava anche a pescare, al laghetto di Castenaso, con Giorgio Zaniboni.
Zaniboni era un personaggio incredibile, appassionato di biciclette e di pesca sportiva.
Ci amava alla follia, e le giornate con lui erano tra le più divertenti. Parlava praticamente solo in dialetto bolognese e tirava dei peti pazzeschi ogni due per tre (non davanti ai miei genitori!).
Noi ridevamo come matti e lui per giustificarsi diceva: "Oops! Al tuònan!!" (oops! è stato un tuono!).
Questi erano i passatempi in cui potevo avere un ruolo attivo, diciamo nei quali la continua e assidua gara a "chi è il più bravo" fra me, mio fratello e mio cugino aveva un senso, si insomma, me la giocavo!
Poi c'erano i giochi in cui ero "passivo". Cioè quei divertimenti in cui il mio fratellino e il mio cuginetto sfruttavano il mio essere un frugoletto dalle fossette simpatiche per mettere alla prova la loro forza: il gioco si chiamava "falciate".
"Dai, giochiamo a FALCIATEEEEEE!" diceva mio fratello.
FALCIATE era correre dietro a Cesare per tutto il giardino, senza alcuna regola, e cercare in tutti i modi di abbatterlo con una "falciata", cioè un tackle, una scivolata, un calcio, uno sgambetto ad alta velocità.
E' cosi che ho imparato a correre veloce, a scappare, a non farmi prendere.
La vita di un fratello minore, la vita del più piccolo, è da sempre una vita di piccole rinunce, di "giuste ingiustizie", ma anche di premi inaspettati.
Come ho imparato a nuotare?
Mio fratello e alcuni amici suoi volevano "affogarmi".
Come ho imparato ad andare sul triciclo?
Mio fratello trovava estremamente divertente spingermi più forte possibile giù dalla rampa del garage e vedere dove andavo a sbattere.
Ma se è per questo ho imparato anche un mucchio di cose piacevoli prima del tempo.
"Colpo Grosso" ne è un esempio.
Il programma di Umberto Smaila, che permetteva a milioni di adolescenti e di cinquantenni di risvegliare i loro spiriti bollenti, fu la prima occasione in cui vidi un "nudo integrale". Questo perchè da sotto le coperte (dormivo nella stessa camera di mio fratello ma dovevo andare a letto prima) spiavo ogni cosa fino a notte fonda.
Non sono mai stato un dormiglione, anche perchè il senso del tempo che passa e va rincorso l'ho sempre avuto. Anche oggi, come allora, vado a letto quando il cielo su Bologna si fa azzurrino, e mi alzo poche ore dopo. (Dormo dalle 4 alle 6 ore a notte, ormai è una abitudine).
Io vi chiedo: voi non state soffrendo come cani per questo?
Troppo veloce. Troppe cose da inseguire. Tutto cambia troppo velocemente.
Quando sono nato io, poco più tardi, "Thriller" era il videoclip musicale più sconvolgente della storia, il più costoso, il più pauroso, il più ballato. Quel video ha fatto storia. E per superarlo non servivano certo 30 milioni di dollari. Eppure oggi, poco più di vent'anni dopo, i video sembrano film di Hollywood, e i film di Hollywood sembrano film del futuro, ed il futuro sembra un film dell'orrore.
Ho paura di non riuscire a starci dietro, a questo tempo, io che lo inseguo senza tregua da quando ero sul triciclo.
Scoprire che tua madre e tuo padre, un giorno, per forza, prima o poi, se ne andranno e sarai solo, e vorrai dei figli perchè il tuo sangue si gela al pensiero di non servire a niente, guardarsi allo specchio e pensare a tutti i soldi che hai cercato di accumulare, a tutti gli sforzi che hai fatto per darti una dignità, un lavoro, un'idea, sapere che invece non conta nulla, se non a inserirti in un sistema poco interessato e poco interessante, potrebbe farti saltare in aria il cervello una volta scoperte le nuove regole. Forse è in quel momento che diventi meno egoista, meno presuntuoso.
Più passa il tempo e più mi balena nel cervello l'idea che ciò che in questo momento storico serve, per sopravvivere dico, mica per cambiare il mondo o per la rivoluzione, per non affogare, è l'umiltà.
Nei confronti di noi stessi. L'umiltà nei confronti della natura. L'umiltà nei confronti della nostra condizione.
La canzone tormentone di Jovanotti non mi fa impazzire, non mi è mai piaciuta "Tanto tanto tanto", chissà perchè. Ma una frase del testo in particolare si.
"...rido di me, di te, di tutto ciò che di mortale c'è..."
Che stia diventando un giovane ragazzo di sinistra? Domanda banale, perchè l'umiltà non è nè di destra nè di sinistra. E' di chi prevede e ha paura.
Stiamo cavalcando un'era complicata e piena di incertezze, senza guide, amici miei. E sembra che qualcuno continui a frustare il nostro cavallo per farlo imbizzarrire.
Un giorno un cantante italiano in un concerto davanti a 60 mila persone disse:
"Ciao, ho capito cosa siete voi "giovani", siete dei mutanti, dei mutoidi".
In realtà siamo degli eroi.
