Svegliarsi un mattino, e suonare al Live8... Prima Parte
08 July 2005 @ 13:56

Svegliarsi un mattino, e suonare al Live8... Prima Parte

Non so da dove cominciare.
Raccontare un'emozione come quella che ho provato il 2 luglio 2005 (data che ricorderò) sul palco del Live8 è un' impresa difficile. Soprattutto da una città cosi diversa da Roma come Amsterdam, luogo in cui mi trovo.
Certo che per capitolare alle 11 e 30 di mattina sul primo volo per Amsterdam senza aver ancora chiuso occhio e vestito nello stesso modo in cui ero vestito sul palco, non dev'essere stato per niente male cantare "PadreMadre" e "50 Special" da lassù.
Dico lassù perchè il palco in effetti era enorme. E-NOR-ME.

Quando ho saputo che erano solo 10 i minuti assegnati ad ogni artista per liberare quanta più energia avessero in corpo, ho scelto i 2 brani che più si prestavano a farmi vibrare a dovere: "PadreMadre" e "50 Special".
Avrei voluto cantare anche "Sardegna" ma non mi è sembrato opportuno.
Verrà un'occasione migliore, quella del Festival "Giorgio Gaber" ad esempio.

Cantare "PadreMadre" guardando il cielo di Roma.
Consiglio a chiunque abbia desiderio di vita, di provare questa sensazione. Quel cielo era cosi blu e cosi morbido da sembrare un quadro, più bello di altri che avevo visto al Louvre.
C'era una pedana girevole sul palco, rotonda, che permetteva agli artisti di posizionare i loro strumenti e prendere posto sul palco senza interrompere chi in quel momento stava cantando.
Io ero un misto fra chi si sta per sposare, un bambino coi suoi giochi, e una pantera che nervosamente gira avanti e indietro, dentro la gabbia, guardando tutto e tutti con attenzione. Ogni immagine sul quale cadeva il mio sguardo si infuocava e questo mi faceva sorridere...
Ed ecco che il semicerchio sul quale ci eravamo posizionati inizia a muoversi.
E' come un piccolo conto alla rovescia. E le fanfare suonano e gli angeli ansimano e i diavoli scalpitano. E davanti a me c'è lo spettacolo più grande, le persone e i loro occhi, una distesa infinita di sguardi e smorfie, di braccia, seni, ciuffetti e capelli, che ondeggia con qualche schizzo schiumoso di braccia alzate ad applaudire, non me, ma la vita e il momento.

Poi le mie fauci, rese aride dall'emozione e dall'impatto con tanta energia, lentamente si abbandonano e si rigenerano, e canto, e la mano sinistra è la mia voce, che ha cosi voglia di cantare che a volte purtroppo sadicamente si fa urlata e afona.. Cosi come la mia mano (chi era al Circo Massimo lo avrà notato...) che mentre roteava verso l'alto per chiudere "PadreMadre" ha colpito in pieno una telecamera facendola finire per terra (cameramen disperato).

Ballo suona al mio fianco a torso nudo. Andrea, Matteo e il Duca dietro di me a coprirmi le spalle.

"E se son stato, cosi lontano è stato solo per salvarmi".

"Qualcuno 20anni fa si è posto alcune domande sul futuro.
Sono passati vent'anni: siamo nel futuro. Siamo qua per dare una risposta a quelle domande. La risposta è nella vostra voce. La risposta è nelle vostre mani!"

Chissà cosa volevo dire. Ma non mi ero preparato nulla (per fortuna) e questo era quel che pensavo lì per lì sul palco.

"50 Special" è sempre, nonostante siano passati 5 anni, più in forma, e metterla in campo è una garanzia.
Far ballare gli uomini con le chitarre secondo me è più difficile che farlo coi tamburi. Per questo amo quel pezzo. Il "Finale Wembley" è come tornare bambino e giocare a "Sensible Soccer" sull' Amiga 500. E un giorno ti regalano quella fottuta espansione che ti permetterà di... non ho mai capito cosa.

Finito "50 Special" è già l ora di scendere ma non lo faccio contro voglia, penso di aver dato il massimo e di essermi divertito come in vacanza sulla luna.
Cosa devi dire... ovviamente..."Grazie!"
E poi bisogna inchinarsi, prima di voltare le spalle al pubblico, è per loro che salti e canti.

Fradicio di sudore (che poi è un misto di adrenalina, En, acqua, Absolut e sali minerali). Ringrazio i musicisti e chi mi fa complimenti (o casomai sta solo chiamando un amico che è dietro di me) ed io lo ringrazio lo stesso. Perchè mi sento come chi ha attraversato l'oceano da disperso di una nave crociera, e arriva salvo alla riva opposta. Vivo!

Mi volto verso Maurizio e gli dico: "E' andata bene, mi sono divertito."
Incontro Ballo e lo ringrazio perchè la felicità è una cosa che mi piace condividere con lui...


SALA STAMPA

Sala Stampa... Strana sala stampa.
Tranne che per qualcuno che era sveglio e attento, o qualcuno che conosco come persone che lo sono anche quando non lo sembrano, la sala stampa era un porcile abbandonato dopo essere stato bombardato dalla seconda guerra mondiale e, mai ricostruito o ristrutturato, era stato trasformato in sala da pranzo dai conigli selvatici della zona, non so se mi spiego!


1a domanda: "Possiamo iniziare a fare un bilancio su questo Live8 - (come si fa a fare un bilancio quando mancano ancora Jovanotti, Ligabue, Mannoia, Venditti, Baglioni, Pausini, cioè gli high-liner della serata? penso io...) - e vorrei sapere se secondo te c'è stata poca gente rispetto alle aspettative..."

"Penso, anzi, sono sicuro che chi non è qui è a vedere i Pink Floyd"
Poi rido e vorrei una sigaretta ma non c'è, e non si può, è maleducato forse fumare davanti ad un giornalista musicale. Se fossero stati giornalisti sportivi, magari, avrei dato sfogo alla mia aria viziata da dopo esibizione.
Una ragazza dal viso dolce mi chiede: "Ti sei accorto di aver colpito la telecamera?"
"Si - le dico - ma non mi sono fatto niente, mi dispiace per il cameraman, ma è meglio la telecamera che lui..."

Incontro Pelù (detto 666!). Lo saluto, è sempre gentile.
Incontro Baglioni (detto S. Raffaele), con cui avevo duettato pochi mesi prima su "Vorrei" e al quale per questo devo una serata importante. Ma è circondato da fotografi e non riesco a svilupparmi una fotografia in testa di me e lui che ci salutiamo.
Biagione Antonacci esce dal camerino vestito con la sua tenuta da lavoro: camicia bianca e Jeans. Sempre in forma, simpatico e alla mano. Poi non mi piace troppo salutare. Meglio andare a festeggiare la felicità provata da qualche altra parte. Amen.


Penso che chi è venuto al concerto abbia fatto la cosa migliore. Non solo perchè il collegamento Rai era interrotto da vari approfondimenti che sembravano più retorici del solito e perchè gli artisti internazionali sarebbero stati trasmessi più volte nelle repliche, ma anche perchè giudicare una cosa tramite un filtro Rai o facendone parte è ben diverso. Un'emozione televisiva, persino lo sbarco sulla luna, è passeggera se non la si vive a pieno.
Ma è capibile.
Non ci si sveglia una mattina e si dice "Oggi cambiamo il mondo e il modo di pensare". Però regalarsi un concerto cosi idealmente vivo di significato era il modo migliore per iniziare. Soprattutto se lo apre De Gregori e se è a Roma, capitale di un paese molto diviso al suo interno, e bisognoso più che mai di questo. Di unione.

Non è la compassione che deve spingerci a riflettere sulle cose, su chi siamo e su quello che è importante o meno della nostra vita. E non è la disperazione per la sofferenza del prossimo nel mondo il messaggio da lanciare.
E' la gioia di vedere e di scoprirci uniti per qualcosa di giusto, l'occasione migliore, è vederla e sentirla, ad esempio grazie ad un concerto che chiede soprattutto questo alle persone, unirsi nella voce, nei colori, nelle intenzioni. Sentire che esiste un momento per il quale vale la pena farlo, è un lavaggio a mano del proprio cuore e delle proprie paure sul futuro. Anche se è una battaglia già persa tante volte quella di credere in un ideale, e questo la mia generazione, guardando il passato e chi è rimasto a raccontarcelo, lo sa molto bene.

Vale la pena ascoltare musica e gioire nel capire che è meraviglioso aver preso un treno per un concerto. Si riceve in cambio qualcosa, di prezioso e raro.


(Continua...)