Fuck off Cesare!
07 July 2005 @ 09:42

Fuck off Cesare!

...difficile prendere sonno.




Certe volte mi chiedo perché non me ne resto più tranquillo, perché non mi metto a scrivere cosette rasserenanti, magari gioiose. Poi mi guardo intorno, vedo che ci stiamo tutti abituando al grigiore, alla piattezza, alla rassegnazione, e mi accorgo che il mio compito, il mio lavoro, è quello di dire le cose che gli altri non dicono. Le cose che voi giornalisti non avete più il coraggio di scrivere.

Vorrei sapere, per esempio, perché fino a qualche anno fa si poteva parlare liberamente di Moro, dicendo che anche lui è responsabile del disastro in cui ci troviamo, mentre oggi non si può più.
La retorica ufficiale, la pietà istituzionale, ci impediscono di avere reazioni spontanee, umane. Anche di provare pena, dolore (...).
Cercheremo di spiegare che questa voglia di Dio è soprattutto una voglia di avere una spinta, un desiderio morale. Voglia di credere, voglia di esistere.
Non ci interessa collocarci al di là del bene e del male, come quei nostri amici che ascoltando Io se fossi Dio ci chiedevano: ma chi ve lo fa fare? Perché prendersela tanto?"
Loro pensano che non sia il caso di indignarsi. Che va bene tutto.
E invece no: va bene un cazzo. Se non si lotta per cercare una ragione, per inseguire la chiarezza, tanto vale crepare.
Anch'io mi diverto molto a giocare a palla. Ma per due ore al giorno, non per dodici (Michele Serra, "Giorgio Gaber. La canzone a teatro", il Saggiatore, Milano 1982).

"È un momento in cui ognuno si fa assolutamente i fatti propri, senza interesse per gli altri, in cui sembra proprio che percepire l'esistenza reale di un'altra persona sia impossibile, che non esista appartenenza a nulla. Ricordo anni in cui il senso collettivo era presente come istinto nelle persone, poi via via è venuto a mancare" (Laura Putti, "Giorgio Gaber: questa povera Italia in mano agli egoisti", La Repubblica 8/11/1994).

"Credo che alla base del lavoro di Luporini e mio – e dunque anche del Signor G – ci sia un grande desiderio ci smascheramento. Del resto, da sempre, la nostra ricerca consiste nella smontare innanzitutto le nostre false convinzioni che riguardano sia la sfera personale che quella sociale con lo scopo di diffidare di alcuni finti comportamenti. Anche nella critica che noi da sempre abbiamo rivolto alla sinistra c'è il desiderio di essere contro slogan di tipo propagandistico, a favore della chiarezza di una ricerca autentica. Abbiamo sempre avuto fiducia che se cambia la testa delle persone possono cambiare anche le cose" (Maria Grazia Gregori, "Storie del signor G", L'Unità - Cabaret n.4 1996).

"Cerco delle persone che abbiano una "semplice" consapevolezza e non una complicata consapevolezza di se stessi, dei propri limiti e delle proprie possibilità. La coscienza di questi limiti credo che sia veramente la cultura. Quando io parlo di "uomini al minimo storico di coscienza" è proprio questo che voglio dire: la coscienza non è data da una quantità di conoscenze in senso orizzontale, ma dalla ricerca nel sapere, che non può che essere limitato, della profondità. La ricerca del senso della vita. La tecnologia che conosciamo allarga molto la conoscenza ma sempre in senso orizzontale; non c'è nulla nelle nuove invenzioni che ci aiuta ad andare dentro nelle cose. Può aprirci il panorama ma non vuol dire che ci dia più consapevolezza.
Era più consapevole e cosciente un contadino di cent'anni fa, che sapeva sette cose ma le sapeva veramente. Noi in realtà sappiamo tutto e non sappiamo nulla. (...)
Ho avuto, purtroppo come tanti, anche delusioni dalla piazza. Il fenomeno di massa è un fenomeno che non amo, e che non ho amato neanche nei momenti in cui si partecipava al movimento, che era una bella parola. Sento molto importante l'esistenza di una quantità di individui che rappresentano ognuno un desiderio, mentre la massa significa spesso l'annullamento del pensiero da parte del gruppo.
La massificazione, sia essa di destra o di sinistra, è sempre negativa. Ognuno di noi ha ogni giorno molto spazio nei rapporti quotidiani per mettersi alla prova e per trovare il "qui e ora", ci sono tantissime occasioni per essere persone piuttosto che maschere. E lo smascheramento di quello che siamo mi sembra una cosa realizzabile minuto per minuto nella nostra vita". (Antonio Priolo, "Il luogo del pensiero. Qui e ora", Re Nudo n.18 - 1/3/1998)


"Nel Duemila avrò 61 anni e se proprio devo fare un piccolo bilancio di questa mia esistenza mi sento in debito con il destino per tutto ciò che ho avuto la possibilità di fare e di ottenere con il mio lavoro. Certo sento gli anni che passano. E non vorrei essere come quegli artisti che vengono giudicati bravi perché identici a quando erano giovani: siamo pieni di giovani attori vecchi!
Al contrario vorrei affrontare questo tempo che mi rimane con l'esatta percezione degli anni che ho, in un rapporto autentico con quello che sono. Anche se avrò 61 anni vivo il Duemila come un nuovo millennio, dunque come un inizio". (Maria Grazia Gregori, "Storie del signor G", L'Unità - Cabaret n.4 1996)