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Maggese Yeah!
11 July 2005 @ 19:31
Maggese Yeah!
Sto facendo la raccolta delle recensioni di "Maggese".
Perchè per la prima volta in vita mia sono tutte eccezionali.
Questa è quella del sito Mtv.it...
Come dice Jovanotti: "Le buone recensioni mi esaltano.."...
In realtà non è vero, non mi interessa un granchè, ma fa comunque piacere.
"Che Cesare Cremonini avesse un talento purissimo per la scrittura pop lo avevamo imparato fin dai primi singoli dei Lunapop. Quel che invece sorprende di "Maggese", il nuovo album del musicista bolognese, è la capacità di emanciparsi dall'immagine di eterno fanciullo della canzone italiana e nello stesso tempo di produrre un lavoro ricco di riferimenti alla musica anglosassone, e che non disdegna il confronto con le voci più off della nostra scena cantautorale.
Cesare è cresciuto, insomma. E ha saputo farlo senza andarsi a rifugiare in questa o quella nicchia di gusto, con un disco che guarda ai mostri storici della musica anglosassone, così come alle pietre miliari della canzone nostrana.
La voglia di rischiare era già leggibile in una produzione raffinatissima e capace di esaltare colori, timbri e tiro orchestrale del suono. Le registrazioni di "Maggese" sono state effettuate agli Abbey Road Studios di Londra: un luogo che già di per sé vuol dire consapevolezza nei propri mezzi e desiderio di giocare con la storia della musica leggera, senza paura di bruciarsi le ali. Provando anzi a mescolare generi e epoche, trattando gli arrangiamenti un po' come si fa con le quinte teatrali: un'ambientazione funzionale per ciascun testo, senza cercare per forza una coerenza stilistica e il mantenimento dello stesso profilo artistico dalla prima all'ultima canzone.
Per l'occasione Cremonini ha rinnovato gran parte della sua band, tenendo al suo fianco solo l'inseparabile bassista Ballo, che è con lui da sempre.
La title track "Maggese", che è anche il pezzo di apertura dell'album, è ricca di esplicite citazioni beatlesiane, e rimanda direttamente a "Penny Lane".
"Le Tue Parole Fanno Male" sfodera invece un arrangiamento poderoso, che non può non ricordare le grandi colonne sonore degli anni Settanta.
"Ancora Un Po'" è nervosa e tirata, e costituisce la traccia più rock dell'album. "Sardegna", invece, è un omaggio sentito a un territorio dell'anima, vergato con la classe di mitici one man band quali Dylan e De Gregori.
"Momento Silenzioso" affronta con un suono scurissimo e psichedelico il tema della morte, ed è forse a oggi il pezzo più sofferto e meditativo del songbook di Cesare.
Chiude "Linda & Moreno", stravagante 'trittico di duetti' per piano, che evita i rischi di accademismo in virtù di un intreccio vertiginoso di influenze diversissime.
Scordatevi dunque il teenager: al suo posto c'è ora l'autore di un pop senza vincoli, sognante e scanzonato."
Da Rockol.it
Maggese: il titolo di questo album e della canzone – graziosamente beatlesiana - che lo apre, indica il tempo impiegato dalla terra per riposare, finalmente incolta dopo essere stata sfruttata per mesi - e tornare così ad essere fertile.
Non della maggese ma delle “rose di maggio” (citate nel testo dello stesso brano) cantava invece Bob Dylan, a cui Cremonini racconta di essersi ispirato in cerca di creatività. Presuntuoso? Un po’ sì, e per fortuna. Perché mai dovrebbe fare l’umile, del resto? Spiega di essersi ispirato a idoli del passato “perché oggi non c’è più nessuno capace di fare quelle cose”. E nei 14 brani di questo nuovo disco tenta di farle lui, quelle cose, come in “Sardegna”, collage di piccole storie di vita che avrebbe potuto uscire dalla penna di De Gregori 15 anni fa.
Un disco nel complesso molto equilibrato, con una vena nostalgica che scorre di brano in brano: a tratti sommersa, a tratti riaffiora ed è immediatamente evidente, come nella reprise “Gongi-boy 2”, nuova versione di un pezzo già apparso in “Bagus” e molto amato da Cesare. Che in buona sostanza guarda al passato, sogna un futuro radioso e non perde occasione per tirar fuori la sua vena di musicista classico: come in “Linda & Moreno”, la suite strumentale per pianoforte divisa in tre parti, che chiude l’album. “Maggese” è ovviamente – a questi livelli non può essere altrimenti - anche molto ben suonato, con un team di musicisti nuovi di pacca (tutti cambiati tranne il fido bassista Ballo, con lui dagli inizi). Equilibrato, ma in continua oscillazione tra due opposti: da un lato la maturità di un artista – la scelta del termine non è casuale - che a 25 anni è più adulto di tanti suoi colleghi di 40, dall’altro la freschezza di chi del 25enne ha tutte le energie e ancora possiede l’ampiezza del respiro, dello sguardo e dei sogni. Lo si coglie negli squarci poetici dei testi – a tratti affilati, quasi violenti, acidi (“Ho pulito coi miei pantaloni tutti i cessi vuoti dei locali/ Dove i giovani perdenti vanno a fingere un po’. Per amare donne con gli occhiali siamo pronti a fare salti mortali”); a tratti ingentiliti da ingenua dolcezza, come in “Marmellata # 25”: (“Ogni volta che ti penso mangio chili di marmellata, quella che mi nascondevi tu… l’’ho trovata”).
Un disco, per finire, molto ben prodotto, e – nota a margine - registrato agli Abbey Road Studios di Londra. Roba da presuntuosi. Per fortuna.
CREMONINI: MAGGESE (www.anidride.com)
Tornano i ritmi di Cesare Cremonini, l'ex luna-pop
Diciamoci la verità: quando arrivarono i luna-pop quasi tutti li sottovalutarono. Forse colpa del loro disco singolo, quel Vespa 50 che fu l'artefice del successo del gruppo bolognese, ma fu anche il brano che etichetto' i luna-pop come gruppetto balneare.
Invece no, i ritmi e le parole andavano assaporati, respirati uno dopo l'altro ed i milioni di CD che fece squerez non furono poi proprio una sorpresa.
Cesare ne era il leader e lo si capisce ancora di più da questo suo album solista. Si dimostra maturo; non ha seguito le mode del momento, ma ci ha pensato bene; ha rischiato. Ha messo in pratica anche i suoi anni passati a studiare il pianoforte ed il risultato è un CD che vale veramente la pena di avere nel proprio Ipod.
Non si chiamasse Cesare Cremonini e non venisse dai lunapop, forse in molti parlerebbero di grande artistista italiano.
MAGGESE CESARE CREMONINI (www.newusic.com)
Niente male! O meglio, chi malignava che “Bagus” sarebbe stato un caso isolato di un Cesare Cremonini che viveva di rendita per quel nome Lùnapop sempre aleggiante ha ora di che ricredersi, perché il neonato “Maggese” che ci è capitato ad orecchio è qualcosa di più di un maldestro tentativo di fare il bis. I quasi tre anni di pausa (o maggese, appunto, se preferite) intercorsi tra l’inatteso fenomeno “Bagus” ed il contenitore del singolone “Marmellata #25” hanno dato i loro frutti.
Perché nel frattempo Cesare Cremonini è cresciuto. Ha scoperto che ai fiori colorati della vita si accompagnano spesso spine, e che il dolore va accettato in attesa del suo passaggio; perché, prima o poi, passa, e allora torna il sole. Questa la Cremonini-filosofia. La svolta introspettiva (ma sempre a cuor leggero) di Cesare va poi a braccetto con una qualità di suono e produzione indiscutibili: “Maggese” è stato registrato a Londra agli Abbey Road Studios, e Cesare si è esaltato – umanamente ed artisticamente – per l’atmosfera in cui si è ritrovato a lavorare.
L’intro “Maggese” è una canzone che richiama le invocazioni alla propria Musa dei poeti classici; rustica ed agreste, con il riferimento occulto a Bob Dylan, anche lui preda di crisi artistiche di ispirazione poi fortunatamente superate.
Canta la fragilità Cesare, la solitudine, il senso di abbandono da parte di tutti, ma anche la forza di reagire aprendosi agli altri (sì, agli altri, non alle donne e alle avventure ma al mondo); sempre col fido Ballo, sempre col fido pianoforte.
Aderenza impressionante del suono che canta di solitudine in mezzo al frastuono della pseudo-compagnia: rombi rock e scintille da notte giovane in “Ancora un po’” (scritta durante il viaggio negli Stati Uniti), e, al contrario, mesta e solitaria semplicità in “Sardegna” (chitarra acustica e violino, molto De Gregori-ana). Si rincontra poi in una nuova, più intensa versione, “Gongi-boy 2”, bellissimo pezzo sul difficile rapporto tra genitori e figli. Originale divertissement quello di “Carillon”, dove sopra ad una base da carillon, appunto, si adagiano voci e messaggi lasciati da parenti ed amici in segreteria mentre si trovava a Londra per registrare; ed infine gli esercizi di stile delle tre suites strumentali di “Linda & Moreno”, giusto per ricordare a tutti che Cesare sa anche suonare.
Ancora qualcosa da ridire su Cesare Cremonini e sulla sua figura di artista? Direi piuttosto che Cesare è una gran bella realtà del pop italiano.
( Elisa Bellintani )
( 29.06.2005 )
Perchè per la prima volta in vita mia sono tutte eccezionali.
Questa è quella del sito Mtv.it...
Come dice Jovanotti: "Le buone recensioni mi esaltano.."...
In realtà non è vero, non mi interessa un granchè, ma fa comunque piacere.
"Che Cesare Cremonini avesse un talento purissimo per la scrittura pop lo avevamo imparato fin dai primi singoli dei Lunapop. Quel che invece sorprende di "Maggese", il nuovo album del musicista bolognese, è la capacità di emanciparsi dall'immagine di eterno fanciullo della canzone italiana e nello stesso tempo di produrre un lavoro ricco di riferimenti alla musica anglosassone, e che non disdegna il confronto con le voci più off della nostra scena cantautorale.
Cesare è cresciuto, insomma. E ha saputo farlo senza andarsi a rifugiare in questa o quella nicchia di gusto, con un disco che guarda ai mostri storici della musica anglosassone, così come alle pietre miliari della canzone nostrana.
La voglia di rischiare era già leggibile in una produzione raffinatissima e capace di esaltare colori, timbri e tiro orchestrale del suono. Le registrazioni di "Maggese" sono state effettuate agli Abbey Road Studios di Londra: un luogo che già di per sé vuol dire consapevolezza nei propri mezzi e desiderio di giocare con la storia della musica leggera, senza paura di bruciarsi le ali. Provando anzi a mescolare generi e epoche, trattando gli arrangiamenti un po' come si fa con le quinte teatrali: un'ambientazione funzionale per ciascun testo, senza cercare per forza una coerenza stilistica e il mantenimento dello stesso profilo artistico dalla prima all'ultima canzone.
Per l'occasione Cremonini ha rinnovato gran parte della sua band, tenendo al suo fianco solo l'inseparabile bassista Ballo, che è con lui da sempre.
La title track "Maggese", che è anche il pezzo di apertura dell'album, è ricca di esplicite citazioni beatlesiane, e rimanda direttamente a "Penny Lane".
"Le Tue Parole Fanno Male" sfodera invece un arrangiamento poderoso, che non può non ricordare le grandi colonne sonore degli anni Settanta.
"Ancora Un Po'" è nervosa e tirata, e costituisce la traccia più rock dell'album. "Sardegna", invece, è un omaggio sentito a un territorio dell'anima, vergato con la classe di mitici one man band quali Dylan e De Gregori.
"Momento Silenzioso" affronta con un suono scurissimo e psichedelico il tema della morte, ed è forse a oggi il pezzo più sofferto e meditativo del songbook di Cesare.
Chiude "Linda & Moreno", stravagante 'trittico di duetti' per piano, che evita i rischi di accademismo in virtù di un intreccio vertiginoso di influenze diversissime.
Scordatevi dunque il teenager: al suo posto c'è ora l'autore di un pop senza vincoli, sognante e scanzonato."
Da Rockol.it
Maggese: il titolo di questo album e della canzone – graziosamente beatlesiana - che lo apre, indica il tempo impiegato dalla terra per riposare, finalmente incolta dopo essere stata sfruttata per mesi - e tornare così ad essere fertile.
Non della maggese ma delle “rose di maggio” (citate nel testo dello stesso brano) cantava invece Bob Dylan, a cui Cremonini racconta di essersi ispirato in cerca di creatività. Presuntuoso? Un po’ sì, e per fortuna. Perché mai dovrebbe fare l’umile, del resto? Spiega di essersi ispirato a idoli del passato “perché oggi non c’è più nessuno capace di fare quelle cose”. E nei 14 brani di questo nuovo disco tenta di farle lui, quelle cose, come in “Sardegna”, collage di piccole storie di vita che avrebbe potuto uscire dalla penna di De Gregori 15 anni fa.
Un disco nel complesso molto equilibrato, con una vena nostalgica che scorre di brano in brano: a tratti sommersa, a tratti riaffiora ed è immediatamente evidente, come nella reprise “Gongi-boy 2”, nuova versione di un pezzo già apparso in “Bagus” e molto amato da Cesare. Che in buona sostanza guarda al passato, sogna un futuro radioso e non perde occasione per tirar fuori la sua vena di musicista classico: come in “Linda & Moreno”, la suite strumentale per pianoforte divisa in tre parti, che chiude l’album. “Maggese” è ovviamente – a questi livelli non può essere altrimenti - anche molto ben suonato, con un team di musicisti nuovi di pacca (tutti cambiati tranne il fido bassista Ballo, con lui dagli inizi). Equilibrato, ma in continua oscillazione tra due opposti: da un lato la maturità di un artista – la scelta del termine non è casuale - che a 25 anni è più adulto di tanti suoi colleghi di 40, dall’altro la freschezza di chi del 25enne ha tutte le energie e ancora possiede l’ampiezza del respiro, dello sguardo e dei sogni. Lo si coglie negli squarci poetici dei testi – a tratti affilati, quasi violenti, acidi (“Ho pulito coi miei pantaloni tutti i cessi vuoti dei locali/ Dove i giovani perdenti vanno a fingere un po’. Per amare donne con gli occhiali siamo pronti a fare salti mortali”); a tratti ingentiliti da ingenua dolcezza, come in “Marmellata # 25”: (“Ogni volta che ti penso mangio chili di marmellata, quella che mi nascondevi tu… l’’ho trovata”).
Un disco, per finire, molto ben prodotto, e – nota a margine - registrato agli Abbey Road Studios di Londra. Roba da presuntuosi. Per fortuna.
CREMONINI: MAGGESE (www.anidride.com)
Tornano i ritmi di Cesare Cremonini, l'ex luna-pop
Diciamoci la verità: quando arrivarono i luna-pop quasi tutti li sottovalutarono. Forse colpa del loro disco singolo, quel Vespa 50 che fu l'artefice del successo del gruppo bolognese, ma fu anche il brano che etichetto' i luna-pop come gruppetto balneare.
Invece no, i ritmi e le parole andavano assaporati, respirati uno dopo l'altro ed i milioni di CD che fece squerez non furono poi proprio una sorpresa.
Cesare ne era il leader e lo si capisce ancora di più da questo suo album solista. Si dimostra maturo; non ha seguito le mode del momento, ma ci ha pensato bene; ha rischiato. Ha messo in pratica anche i suoi anni passati a studiare il pianoforte ed il risultato è un CD che vale veramente la pena di avere nel proprio Ipod.
Non si chiamasse Cesare Cremonini e non venisse dai lunapop, forse in molti parlerebbero di grande artistista italiano.
MAGGESE CESARE CREMONINI (www.newusic.com)
Niente male! O meglio, chi malignava che “Bagus” sarebbe stato un caso isolato di un Cesare Cremonini che viveva di rendita per quel nome Lùnapop sempre aleggiante ha ora di che ricredersi, perché il neonato “Maggese” che ci è capitato ad orecchio è qualcosa di più di un maldestro tentativo di fare il bis. I quasi tre anni di pausa (o maggese, appunto, se preferite) intercorsi tra l’inatteso fenomeno “Bagus” ed il contenitore del singolone “Marmellata #25” hanno dato i loro frutti.
Perché nel frattempo Cesare Cremonini è cresciuto. Ha scoperto che ai fiori colorati della vita si accompagnano spesso spine, e che il dolore va accettato in attesa del suo passaggio; perché, prima o poi, passa, e allora torna il sole. Questa la Cremonini-filosofia. La svolta introspettiva (ma sempre a cuor leggero) di Cesare va poi a braccetto con una qualità di suono e produzione indiscutibili: “Maggese” è stato registrato a Londra agli Abbey Road Studios, e Cesare si è esaltato – umanamente ed artisticamente – per l’atmosfera in cui si è ritrovato a lavorare.
L’intro “Maggese” è una canzone che richiama le invocazioni alla propria Musa dei poeti classici; rustica ed agreste, con il riferimento occulto a Bob Dylan, anche lui preda di crisi artistiche di ispirazione poi fortunatamente superate.
Canta la fragilità Cesare, la solitudine, il senso di abbandono da parte di tutti, ma anche la forza di reagire aprendosi agli altri (sì, agli altri, non alle donne e alle avventure ma al mondo); sempre col fido Ballo, sempre col fido pianoforte.
Aderenza impressionante del suono che canta di solitudine in mezzo al frastuono della pseudo-compagnia: rombi rock e scintille da notte giovane in “Ancora un po’” (scritta durante il viaggio negli Stati Uniti), e, al contrario, mesta e solitaria semplicità in “Sardegna” (chitarra acustica e violino, molto De Gregori-ana). Si rincontra poi in una nuova, più intensa versione, “Gongi-boy 2”, bellissimo pezzo sul difficile rapporto tra genitori e figli. Originale divertissement quello di “Carillon”, dove sopra ad una base da carillon, appunto, si adagiano voci e messaggi lasciati da parenti ed amici in segreteria mentre si trovava a Londra per registrare; ed infine gli esercizi di stile delle tre suites strumentali di “Linda & Moreno”, giusto per ricordare a tutti che Cesare sa anche suonare.
Ancora qualcosa da ridire su Cesare Cremonini e sulla sua figura di artista? Direi piuttosto che Cesare è una gran bella realtà del pop italiano.
( Elisa Bellintani )
( 29.06.2005 )
