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2005/2006
02 January 2006 @ 09:17

2005/2006

Questo è l’ultimo blog prima che l’anno 2005 si smaterializzi come fa un fiocco di neve appena tocca il terreno, se il fiocco di neve è la percezione che ho della vita, come pensiero e il terreno è la vita stessa. (Eh?)

Ma in realtà per molti il nuovo anno comincia sempre un po' prima del previsto. Appena risuona la campanella che un tempo avvisava noi alunni che la “terribile” lezione di matematica stava per cominciare, e che ora invece, non più alunni ma uomini, non più nei ricordi, ha il suono agghiacciante dell’ansia del non sapere che sarà.

Il capodanno mi mette sempre l’ansia del “che sarà” poichè mi avverte che qualcosa è già stato.

E allora mi rendo conto di quanto non conosco, di quanto non so, di noi. E cosi, proprio a capodanno, anzichè al futuro che mi opprime, mi viene sempre una grande voglia di concedere la maggior parte dei miei pensieri al passato.

Nel giorno del compleanno dell’anno io me ne vado in giro. E Sole mi accompagna come una splendida Virgilio.

“Sapere senza parlare” è un buon consiglio, ma come faccio a non condividere l’emozione di sapere che questo umile blog, è il frutto di un percorso che la scrittura, come ogni altra cosa, ha effettuato attraverso i secoli, fino a noi, fino all’era di internet e dell’sms.
Lo scrivere insomma, per come lo intendiamo oggi, ha avuto un inizio.
Il “testo letterario” come esempio di scrittura, è stato “inventato”, un giorno, da qualcuno.
Insomma c’è stato un “prima non c’era e adesso c’è”, di tutto questo. Del mio poter scrivere, del vostro, di chiunque abbia mai stretto una penna in mano, uno scalpello, una tastiera di un computer, un cellulare, o abbia guardato affamato un foglio bianco voglioso di essere scarabocchiato per benino...

Quello che è riconosciuto come il primo “testo letterario”, il più antico della nostra storia, del quale abbiamo conoscenza, è "l’Iliade" di Omero. Sembra incredibile, ma prima di lui, è più o meno il mistero...

La poesia scritta, l'opera letteraria, è ritenuta da molti figlia di Omero.

Il quale non ha inventato la scrittura, sia chiaro. E' sbagliato pensare che in un bel giorno di sole un bell’uomo di nome Omero si sia svegliato e abbia detto “Mo vè! Che bella giornata! Oggi invento la scrittura!” Essa esisteva già, da ben prima. Quello che ha fatto Omero, prima di ogni altro, (e non è detto che sia stato veramente e solamente Omero!), è USARE la scrittura, cosi come lo fanno oggi i poeti e gli scrittori. E usandola cercò di racchiudere in un’unica opera miti, leggende, eroi che fino a quel momento erano stati soltanto “cantati”, raccontati tramite la "letteratura orale", tramandati attraverso i secoli, grazie alla memoria. E lo fece col fine di rendere eterne e più protette da mutamenti del tempo quelle stesse parole, quelle stesse rime.

Sembra paradossale, ma forse questo è il motivo per cui parole e musica possono andare e vanno cosi d’accordo. La scrittura deriva, come passo successivo, dalla musica.
E' davvero bellissimo.

Le nozze tra la la scrittura e la melodia del canto, che da quel giorno non fanno altro che lanciarsi continui ed ammalianti sguardi, ha rivoluzionato la nostra storia e la nostra cultura.

E’ affascinante pensare che il bisogno dell’uomo di comunicare, di raccontare emozioni o credo, sia passato per secoli e secoli attraverso un canto, prima di diventare poesia scritta. Da uomo a uomo, attraverso la voce e la melodia, migliaia di rime sono state intonate e si sono tramandate fino ad Omero, per l’istinto straordinario che possiede l’essere umano di raccontare.
Ed è forse lo stesso istinto che ci porta a cantare, fischiettare, quando siamo felici, quando torniamo scimmie.

A volte mi capita di scoprirmi canticchiare, mentre sono di buon umore,(sono sicuro che capita a tutti). A volte si cantano melodie "a casaccio", che non si possono ricollegare a qualcosa di già ascoltato. Sono come improvvisazoni non ragionate, nè sentite, semplicemente spontanee... ma che seguono un filo logico. Cioè sono corrette musicalmente parlando.

Chissà, forse in alcune note, in alcuni passaggi, di questi momenti di serenità di tutti noi, c’è qualcosa che appartiene al nostro passato più remoto, che è riuscito in qualche vagone della nostra memoria, ad arrivare fin qui, nel 2006, dove ci troviamo adesso. Anzi, ne sono sicuro..

Questo è il mio ultimo pensiero del 2005. Amen..

Buon Anno a tutti... "noi".


Ce